MILAZZO, ASSENTEISMO AL COMUNE: 59 ORDINANZE

by Danilo De Luca
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Un uragano al Comune di Milazzo (Messina): 59 dipendenti sono accusati di assenteismo. Si tratta di circa il 30 percento dell’intero personale, composto da 348 unità.

Secondo i finanzieri che hanno condotto le indagini, la truffa ai danni dello Stato (e falso ideologico) erano un’abitudine talmente consolidata tra i dipendenti fannulloni che non era insolito trovare qualcuno al bar o al centro massaggi durante l’orario di lavoro. Ci sarebbe anche chi mentre doveva essere in ufficio allenava una squadra di basket.

ASSENTEISMO A MILAZZO, LE INDAGINI

Un vero terremoto, quindi, a Palazzo dell’Aquila. L’operazione Libera Uscita si distingue dalle altre per il numero di destinatari di ordinanze cautelari (in questo caso, il Gip del tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto ha disposto l’obbligo di firma per i 59 indagati). A coordinare l’indagine, la Procura di Barcellona Pozzo di Gotto. Per accertare i comportamenti illeciti dei dipendenti comunali, le Fiamme Gialle di Milazzo hanno operato diversi mesi. Attraverso una serie di appostamenti, pedinamenti e l’utilizzo di telecamere nella struttura comunale, gli investigatori hanno potuto accertare un totale di oltre 1000 ore di assenze ingiustificate dal lavoro (fonte: Ansa).

MILAZZO, IL PRECEDENTE

La Repubblica ricorda che una prima irruzione a Palazzo dell’Aquila, sede degli uffici comunali di Milazzo, è stata già effettuata a inizio 2015. In quell’occasione le forze dell’ordine acquisirono i documenti attestanti la presenza al lavoro di dipendenti e funzionari.

Un raid che probabilmente non ha intimidito i dipendenti che avrebbero proseguito (il condizionale è d’obbligo) a mantenere le loro condotte.

Si tratta dell’ennesimo caso da inizio anno. Tra quelli più eclatanti, ricordiamo il caso di Boscotrecase dove un uomo timbrava i badge coperto da un cartone in testa. Mentre non più di cinque mesi fa Matteo Renzi lanciava il suo anatema contro i furbetti del cartellino: commentando il decreto Madia, il Presidente del Consiglio utilizzò le parole “Finita la pacchia“.

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