I dazi possono rappresentare una leva politica, ma per i mercati finanziari si traducono in perdita di valore e maggiore incertezza. È quanto emerge dallo studio “Dazi e resilienza settoriale. Evidenze dal mercato azionario USA”, pubblicato nell’IPE Working Paper n. 31/2026 della IPE Business School e firmato da Rosa Cocozza, professore ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari, e Serena Gallo, ricercatrice dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.
L’analisi esamina la reazione di Wall Street all’annuncio dei dazi statunitensi del 2 aprile 2025, registrando un calo medio anomalo del 5,3% per le società dello S&P 500 nel giorno dell’evento, sceso al -6,1% nella seduta successiva, accompagnato da un aumento della volatilità.
Secondo lo studio, il protezionismo incide negativamente sui risultati delle imprese, aumentando i costi di approvvigionamento e indebolendo le catene globali del valore. L’impatto non è uniforme: i settori industriali e manifatturieri risultano i più colpiti, mentre il comparto tecnologico mostra una maggiore resilienza.
Un ruolo centrale è svolto dall’incertezza: l’aumento del Trade Policy Uncertainty Index si accompagna a reazioni negative dei mercati, segnalando come gli investitori temano non solo i dazi, ma anche l’imprevedibilità delle politiche commerciali.
Lo studio, che rientra nella collana degli IPE Working Paper della IPE Business School, evidenzia inoltre come, nel contesto attuale di tensioni commerciali e frammentazione geopolitica, i dazi assumano sempre più una valenza strategica oltre che economica, trasformandosi in un fattore di rischio geopolitico
