Pagani: il Venerdì Santo raccontato da Roberto Pepe

by Anna Rubino
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Il Venerdì Santo raccontato da Roberto Pepe.

“La città di Pagani è una città molto legata al cristianesimo.
Lo dimostrano le tante chiese presenti sul territorio.

È una città legata a molte tradizioni, e la più conosciuta è quella della Madonna delle Galline.

Ma ce n’è anche un’altra, una tradizione che va avanti da secoli: il Venerdì Santo, una celebrazione molto sentita.

Dopo la celebrazione delle 15:00 al Corpo di Cristo, alle 17:00 l’Addolorata (custodita nella sua chiesetta accanto al Comune e di fronte al Santuario della Madonna delle Galline) viene portata dinanzi al sagrato del Corpo di Cristo, quasi come se andasse a chiamare e a prendere il figlio morto per poi iniziare “l’esequie”, ovvero la processione.

Inizia così la processione: il Cristo morto viene portato fuori dalla chiesa e posto ai piedi della madre.

Dopodiché ha inizio la processione, non una semplice processione, ma un rito in cui due statue vengono portate a spalla da secoli.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                            La particolarità è che la statua del Cristo morto è molto più avanti, mentre la Madonna resta leggermente indietro, quasi come se stesse correndo dietro al figlio.

Le statue si avvicinano solo una volta, dinanzi alla chiesa della Madonna delle Grazie, quasi a dire: “Finalmente posso stare con mio figlio”.

Da lì inizia l’ultimo tratto della processione, il più intenso, quello che conduce all’atto finale.

Le statue arrivano poi davanti al sagrato del Corpo di Cristo, che diventa il sepolcro. La statua del Cristo morto a questo punto fa ingresso nel sepolcro (la chiesa); la Madonna lo rincorre, ma le vengono chiuse le porte in faccia.

La Madonna ritenta, bussando (simbolicamente, lo fanno i portatori): la porta si riapre, ma proprio quando sta per entrare gliela richiudono.

Si ripete poi una terza volta, ma ancora si prendono gioco di Maria.

Dopo la terza volta, si bussa, ma la porta non si riapre.

È proprio in questo momento che il silenzio si fa più profondo e il cuore più pesante.
Ognuno di noi, davanti a quella porta che resta chiusa, pensa a un proprio caro che non c’è più. Perché, in fondo, tutti abbiamo dovuto dire addio a qualcuno che amavamo.

E allora quel gesto, così antico, diventa incredibilmente attuale.
Il dolore di Maria non è più solo il suo: diventa anche il nostro.
Si mescola ai nostri ricordi, alle assenze che portiamo dentro, alle parole non dette, agli ultimi sguardi.

In quel momento, la Madonna non rappresenta solo una madre, ma tutte le madri. E insieme a lei, ognuno di noi rivive il proprio dolore, ritrovando nei suoi occhi e nei suoi gesti qualcosa di profondamente personale.

Ciò sta a significare che chi è vivo non può entrare nel mondo dei morti. Le porte che si aprono e si chiudono richiamano anche il momento in cui i soldati si prendevano gioco di Maria e di Cristo.

Ma può avere anche significati più personali: il dolore di una madre che ha perso il figlio, che vorrebbe rincorrerlo, ma a un certo punto è costretta a dirgli addio e a trovarsi davanti un muro (una porta) che non può varcare.

Può essere anche un significato contemporaneo, per tutte quelle madri che ancora oggi perdono i figli nelle guerre. La Madonna porta con sé anche il loro dolore.

La Madonna poi rientra sola nella sua chiesetta.

Secondo racconti popolari, invece, la Madonna Addolorata usciva il Venerdì Santo già dalle 9:00 del mattino, da sola: la chiamavano “’a scunzulat”, perché girava per tutto il paese in cerca del figlio.

Poi rientrava e usciva di nuovo alle 17:00 per la processione, dove finalmente trovava il figlio morto.

A me piace anche dire che a Pagani abbiamo una particolarità:
una settimana prima, nel Venerdì Santo, vediamo la Madonna a lutto, triste per la perdita del figlio.

Il venerdì seguente, invece (con l’apertura del Santuario della Madonna delle Galline), la ritroviamo in festa, tra colombe che le donano splendore, quasi come se celebrasse la Pasqua e la Resurrezione di Cristo.

Lo ritroviamo di nuovo bambino tra le sue braccia, come a dire: “È di nuovo con me”.
E come lui, anche tutti i bambini che lasciano la terra prematuramente sono cullati tra le braccia di Maria”.

Fonte e crediti fotografici: Roberto Pepe

 

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