AMEDEO LABOCCETTA E FRANCESCO CORALLO ARRESTATI

by Redazione
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Amedeo Laboccetta

C’è anche Amedeo Laboccetta tra gli arrestati nell’ambito di una maxioperazione dello Scico della Guardia di Finanza volta a sgominare una presunta associazione per delinquere transnazionale dedita al riciclaggio – in tutto il mondo – dei proventi del mancato pagamento delle imposte sulle videolottery e sul gioco online.

Figura chiave di questa indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, è il catanese Francesco Corallo. L’uomo è noto imprenditore internazionale nel settore delle slot machine; un impero tale da far guadagnare a Corallo il soprannome di re delle slot.

Raggiunti da provvedimento di custodia cautelare anche Sergio Tulliani e Giancarlo Tulliani, rispettivamente suocero e cognato dell’ex leader di An e Futuro e Libertà e ex presidente della Camera Gianfranco Fini.

nella foto: Amedeo Laboccetta (Facebook)

L’operazione è scattata in contemporanea in Italia e all’Estero, con perquisizioni in diversi Stati – dalle Antille Olandesi alla Francia, dal Canada all’Inghilterra – e sequestro di ingenti quantità di conti correnti e beni, per un ammontare di svariate centinaia di milioni di euro.

Il profilo di Amedeo Laboccetta

Amedeo Laboccetta, napoletano, ex Pdl (Popolo della Libertà), è stato parlamentare nella sedicesima legislatura. La sua storia politica è legata alla destra e all’Msi. Dal 2013 sotto indicazione della Presidenza della Regione Campania (all’epoca di Stefano Caldoro) è alla guida della GORI, la società che si occupa della gestione delle risorse idriche di oltre 70 comuni nel Napoletano e nel Salernitano. Già in passato, il nome di Laboccetta è stato associato a quello di Francesco Corallo. Nell’ambito dell’inchiesta Atlantis/Bplus, durante una perquisizione della Guardia di Finanza, Corallo si rifiutò di consegnare un computer portatile. Il laptop in questione è stato rivendicato proprio da Laboccetta. Dopo una querelle finita anche in Parlamento, sarà lo stesso Laboccetta a consegnare il computer agli inquirenti della Procura di Milano, sostenendo di aver cancellato alcuni dati sensibili relativi ad attività del Pdl.

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