CAMORRA: DDA, DURO COLPO AL CLAN MALLARDO (VIDEO)

by Redazione
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La DIA di Napoli, unitamente al GICO della Guardia di Finanza, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna e la Squadra Mobile di Napoli, ha inferto un durissimo colpo al clan Mallardo, egemone nel territorio tra il capoluogo partenopeo e Giugliano in Campania.

Nell’operazione di queste ore arrestata Anna Aieta, la moglie di Ciccio Mallardo, ritenuto dagli investigatori il capoclan, e il genero di questo Salvatore Lucente. Raggiunti dal provvedimento cautelare anche diversi prestanomi. Sequestrati beni per oltre 10 milioni di euro.

Il clan Mallardo, l’alleanza di Secondigliano e i matrimoni

L’operazione delle scorse ore è il risultato di indagini svolte in un “ampio ambito temporale” (utilizzando le parole della DDA di Napoli). Un lavoro investigativo iniziato nel 2010 che ha permesso agli inquirenti di accertare la perdurante esistenza dell’Alleanza di Secondigliano che sarebbe stata siglata – tra l’altro – attraverso i matrimoni. Le sorelle Aieta hanno sposato rispettivamente Francesco Mallardo, Eduardo Contini e Patrizio Bosti, creando così un legame familiare tra i tre uomini ritenuti rispettivamente a capo del clan Mallardo, Contini e Bosti. Di questa alleanza Francesco “Ciccio” Mallardo sarebbe stato il leader a cui anche gli altri facevano riferimento nelle scelte.

L’arresto di Anna Aieta

Raggiunti dalla misura cautelare, dicevamo, ci sono la moglie del boss Mallardo Anna Aieta e il genero Salvatore Lucente. Non solo – secondo il Gip che ha emesso l’ordinanza – sarebbero stati i principali interlocutori ed esecutori delle disposizioni del capoclan, ma avrebbero avuto una propria autonomia in alcuni “settori di interesse del sodalizio”. Per Anna Aieta ci si riferirebbe all’esercizio abusivo del credito, mentre per Lucente il controllo del business del pane e dei supermercati, da sempre nell’interesse dei clan. Ma anche caseifici e fuochi d’artificio: un modo per “riciclare le provviste di origine illecita” ma anche per la “mimetizzazione dell’attività degli affiliati”, tra cui il Lucente stesso, “quali meri operatori economici”.

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