Perché, si paga? (ovvero della missione umanitaria degli uffici stampa e delle aziende che vivono di ambrosia)

by Valerio Granato
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Chi mi conosce, personalmente o professionalmente, sa bene che non è mia abitudine parlare degli altri se non posso parlarne bene; piuttosto preferisco tacere e se proprio mi viene chiesto un parere professionale su un prodotto o servizio con cui mi sono trovato male, rispondo riportando nel modo più neutro possibile la mia esperienza in modo che il mio interlocutore possa fare da sé le proprie valutazioni.

Se un servizio non mi soddisfa semplicemente passo avanti e uso altro, senza critiche, lamentele o interminabili contestazioni. Se penso che ci sia margine di ragionamento con il fornitore del servizio provo a spiegare le mie esigenze e – molto spesso in verità – si riesce a trovare una soluzione che accontenta entrambe le parti: io ho il servizio che mi serve e il fornitore continua a vendermelo.

Uh che bravo che sei! E quindi?

Beh, la premessa autoincensante serviva solo a dire che non sono troppo rompiscatole; in linea di massima se qualcosa non mi sta bene preferisco tacere, senza scrivere rant pubblici sui social, recensioni negative, post-fiume da pesca a strascico in cui faccio accuse generiche.

Negli ultimi tempi però sto vedendo un pattern così ricorrente che non sono riuscito a fare a meno di scriverne, un po’ per sfogarmi, un po’ per chiarirmi le idee e chiedere a chi mi legge se sono io quello strano oppure se davvero c’è qualcosa che non va nel mercato in cui ci muoviamo.

Se avete una decina di minuti da investire per aiutarmi, seguitemi nelle prossime righe e ditemi la vostra.

I comunicati stampa che riceviamo

Oltre a Livenet News, su cui state leggendo questo articolo, Livenet è editrice anche di un magazine bimestrale (Live Performing & Arts) e di una digital radio (AudioLive FM). Come qualsiasi altra testata, ogni giorno riceviamo decine di comunicati stampa, in gran parte da uffici stampa nazionali e talvolta, in particolare per la radio, da uffici stampa internazionali.

Alcuni, per fortuna pochi, sono pubblicità mascherate da comunicati (no, l’apertura di un pub al Vomero non è una notizia, per queste cose si acquistano spazi pubblicitari), altri non sono adatti ai temi trattati dalle nostre testate. Questi comunicati non vengono pubblicati.

Altri ancora sono relativi a notizie di eventi di maggior interesse come sagre, manifestazioni, concerti: alcuni di questi vengono pubblicati con poche modifiche perché già scritti bene, adeguati alle nostre testate e con tutte le informazioni necessarie ai nostri lettori. Talvolta vengono approfonditi conttattando l’ufficio stampa per un’intervista all’artista, per essere presenti all’evento e a volte da questi contatti nascono anche collaborazioni interessanti con interviste in studio, partnership e dirette in esterna come è successo con il Maggio della Musica (AudioLive FM ne è radio ufficiale) o con la Festa della Musica 2023 (radio partner).

In ultimo, in particolare per AudioLive FM, riceviamo comunicati relativi alle uscite di nuovi libri, di album e di singoli; in questo caso si legge la sinossi del libro o si ascolta la musica proposta e si valuta se pubblicare o meno il contenuto o se, come scritto prima, approfondire, intervistare, invitare in studio, proporre collaborazioni.

I servizi a pagamento (ma siete pazzi? volete soldi?)

Come qualsiasi azienda, anche noi abbiamo un bilancio da far quadrare. Quindi le nostre testate offrono servizi a pagamento come spazi pubblicitari di vario tipo: banner sul sito, pubblicità sul magazine, realizzazione di produzioni dedicate, podcast e molto altro. Per semplificare l’offerta abbiamo preparato delle schede tecniche dei vari servizi con tanto di costi ben evidenziati. Non sono mai stato un fan del “chiamami se vuoi conoscere il prezzo”, da acquirente mi piace sapere subito quanto costa qualcosa e se è nel mio budget.

Di solito, quando riceviamo un comunicato stampa da agenzie, uffici stampa, artisti e autori, dopo aver seguito la trafila descritta sopra (ci piace, è pertinente, lo pubblichiamo, lo approfondiamo, proponiamo una partnership) inviamo anche le schede tecniche dei nostri servizi che ci sembrano adatti al nostro interlocutore, ricordando che offriamo anche quei servizi nel caso possano essere utili.

E qui casca l’asino!

“Dove? Spostiamoci!” diceva Paolo Bonolis alla conduzione di Bim Bum Bam.

Quando inviamo la mail con le schede tecniche dei servizi a pagamento, le reazioni di solito sono le seguenti:

  1. Tanatosi (si fingono morti come gli opossum, fino al prossimo comunicato)
  2. “Grazie mille, terrò presente” (un comportamento che apprezzo, capisco benissimo che possa non interessarti ma la cortesia è sempre gradita)
  3. “Ottimo, parliamone” oppure “Grazie ma sono la persona sbagliata, scrivi a…” (e da qui può nascere qualcosa o anche niente, ma mi fa sempre piacere essere in contatto con chi lavora nel nostro settore)
  4. “Non mi interessano servizi a pagamento”

Ecco, è proprio per quest’ultima reazione che ho bisogno di aiuto per una corretta interpretazione.

Quando a rispondere così è un autore o un artista che si sta autopromuovendo, posso capire che stia lavorando a budget ridotto o che la sua sia una passione e non un lavoro. Ma se a rispondermi così sono le agenzie o gli uffici stampa, resto un po’ perplesso.

Poiché quando non capisco qualcosa mi trovo in difficoltà, in alcuni casi ho dato seguito a queste risposte facendo presente che l’acquisto o meno dei servizi a pagamento non influisce sulla pubblicazione del comunicato ricevuto – che comunque segue un’altra strada – ma che abbiamo inviato le schede tecniche nel caso in cui qualcuno dei clienti seguiti possa essere interessato a ulteriori tipi di promozione. Di solito la risposta successiva o non c’è oppure, con tono infastidito, è “comunque non ci interessa”.

Ma l’ufficio stampa non è l’ufficio relazioni con i media!

A chi mi dice così e poi lo trovo a pubblicizzare qualcosa sui social gli mando la polizia dell’internet a casa.

Posso concordare sul fatto che un vero ufficio stampa si occupa unicamente della redazione dei comunicati e dei rapporti con le redazioni ma, a meno che non si stia parlando di istituzioni o di aziende davvero grandi, l’ufficio stampa (l’addetto stampa, dai) è colui che si occupa della promozione delle attività del proprio cliente e sapere che esiste un certo canale di comunicazione che può proporre è sempre una cosa utile (vedi risposte 2 e 3), perché il suo obiettivo è che il suo cliente sia conosciuto e adeguatamente promosso.

Visto che di solito chi fa ufficio stampa non lo fa per una personale missione umanitaria, ma si fa pagare per il servizio che offre (giustamente, direi), dovrebbe anche capire che le testate che gli pubblicano i comunicati o che intervistano i suoi clienti non vivono di nettare e ambrosia ma anche loro pagano le fatture e i collaboratori e quindi devono essere remunerate. Il che, ovviamente, non vuol dire pagare per essere pubblicati, ma nemmeno mandare 10 comunicati in una settimana e poi chiedere come mai non siano stati pubblicati (giuro, ci è successo! stavo per proporgli l’acquisto della testata, visto che la voleva tutta per sé).

In sostanza (e qui chiedo di nuovo l’aiuto dal pubblico) concordiamo che fare ufficio stampa non vuol dire solo scrivere quattro righe, prendere due foto e mandare il tutto a una lista indistinta di indirizzi email come se si stessero lanciando volantini da un aereo, ma vuol dire intessere relazioni con i propri interlocutori, capire quali sono i canali di promozione adeguati al proprio cliente e incaricare i professionisti giusti per attivarli?

Un’altra cosa che sembra essere sfuggita agli addetti stampa della nuova generazione (semicit. di Alfonso2000), è che se il nuovo singolo di un artista famoso (o comunque abbastanza conosciuto) è effettivamente una notizia e sarà trattata come tale, il mio album di esordio nel panorama della musica indie è una notizia che più o meno interessa a mia madre e forse ai miei vicini di casa, ma giusto perché sperano che smetta di dar loro fastidio e mi trasferisca altrove. Quindi se vogliono che qualcuno pubblichi la notizia devono necessariamente convincere le redazioni che si tratta di un prodotto di qualità con delle prospettive di crescita. Per far questo non basta un comunicato asettico “Valerio è nato a Napoli, ha studiato al conservatorio, suona”, ma è necessario anche pubblicare video, acquistare spazi pubblicitari, promuovere l’artista in tutti i modi possibili in modo che, quando arriva un comunicato, chi lo legge non dica “e mo’ chi è questo?” ma pensi “uh, l’ho già sentito, ora gli do’ attenzione e vediamo di che si tratta”.

È a questo che servono i servizi che proponiamo: aumentare la riconoscibilità di un artista, di un marchio, di un prodotto in modo da coadiuvare l’attività dell’ufficio stampa, così che quando manderete il comunicato stampa per il mio nuovo singolo vi chiamino le reti televisive nazionali facendo a gara per avermi in trasmissione in prima serata.

Se siete arrivati fin qui, beh… complimenti. Visto che ormai ci siete, vi va di scrivermi il vostro punto di vista a [email protected]? Grazie!

 

 

 

 

 

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