Problemi con la raccolta differenziata: come gestire le pile a bottone

by Redazionale
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Sono tanti i problemi che coinvolgono gli italiani nel seguire le norme sulla raccolta differenziata. Per altro è bene chiarire che ci sono norme a livello europeo e italiano, mentre alcune differenze nelle modalità della raccolta differenziata dipendono dai regolamenti locali. Ciò che più causa fraintendimenti sono soprattutto i rifiuti particolari, quelli che si producono in piccole quantità e che è più difficile far rientrare in categorie note e conosciute. Avviene ad esempio con le pile, sia quelle classiche rotonde, sia soprattutto con le pile a bottone, perché alla vista si tratta di oggetti metallici, ma le cose non stanno propriamente così.

Cosa sono le batterie a bottone

Una pila a bottone è in tutto e per tutto simile alle classiche pile cilindriche, salvo che per la sua forma. Come abbiamo già accennato, l’esterno è completamente in metallo e l’impressione è che si tratti di un oggetto di questo materiale. All’interno invece sono presenti due poli, anodo e catodo, di materiali diversi che, attraverso precise reazioni chimiche, producono energia elettrica. In particolare le batterie a bottone che presentano una sigla che comincia con CR sono pile piatte al litio e manganese, quelle con la sigla SR sono a base di ossido d’argento, mentre quelle con la sigla LR sono molto simili alle classiche alcaline di forma cilindrica. È possibile acquistare batterie a bottone su RS, uno shop online di prodotti di questo genere, in modo da avere sempre a disposizione il modello e la forma più adatta a ogni dispositivo. Tuttavia, il problema si presenta quando dobbiamo conferire tutte queste batterie esauste alla raccolta differenziata.

Non sono rifiuti metallici

Cominciamo quindi con questa precisazione: nonostante l’involucro esterno delle pile a bottone sia in metallo, le stesse non possono essere conferite nella raccolta del vetro e dei metalli. Questo perché contengono, come abbiamo già visto, particolari sostanze chimiche, alcune delle quali possono risultare dannose per l’ambiente, vanno quindi tenute separate da altre tipologie di rifiuti; altre poi possono anche essere recuperate e riciclate, cosa ovviamente molto importante per chi produce le batterie di qualsiasi genere. Sono quindi genericamente considerate come rifiuti pericolosi, che vanno quindi conferiti in maniera apposita. In particolare alcuni Comuni italiani hanno predisposto appositi contenitori, identificati come raccoglitori per pile esauste. Oppure si possono portare le batterie esauste presso un’isola ecologica, dove gli addetti presenti ci potranno indicare in quale contenitore inserirle. Ricordiamo anche che alcuni rivenditori di orologi, dispositivi elettronici ed elettrodomestici sono autorizzati alla raccolta di batterie a bottone esauste.

Quanto dura una pila a bottone

Non è possibile dare una risposta univoca a tale domanda, perché molto dipende dalle dimensioni e dalla tipologia della pila a bottone e anche dal dispositivo in cui vengono utilizzate. Ad esempio la pila di un orologio può durare dai 2 ai 5 anni, molto dipende dal modello di orologio. In dispositivi che impiegano molta energia per diverse ore al giorno una pila a bottone può durare anche solo un mese o poco più. È il caso ad esempio della batteria a bottone presente in alcuni apparecchi acustici, i quali presentano anche una problematica correlata alle dimensioni della pila, che deve necessariamente essere più piccola possibile.

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