TRAMANDARE LA MEMORIA, A NAPOLI UNA GIORNATA DI STUDI DEDICATA ALLA SHOAH

by Comunicato Stampa
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È possibile riflettere sulle problematiche che riguardano la Shoah e la deportazione politica settanta anni dopo i tragici avvenimenti nei campi di sterminio? Come spiegare e tramandare alle nuove generazioni ciò che appare inspiegabile e al tempo stesso indicibile?

Il Dipartimento di Studi Umanistici e il Laboratorio interdisciplinare di studi e ricerche Donne Genere Formazione dell’Università degli Studi di Napoli Federico II organizzano una giornata di studio con l’intento di approfondire, insieme agli studenti, l’esigenza di mantenere viva nelle giovani generazioni la memoria degli eventi legati alla Shoah e alla deportazione durante la Seconda Guerra Mondiale. Una memoria che si trasmette attraverso la testimonianza viva, le parole di coloro che hanno vissuto tali esperienze, ma anche attraverso i testi, l’arte e i dispositivi audiovisivi, consentendo a ciascuno di entrare in contatto con la propria umanità, con ciò che abbiamo attraversato, quale antidoto alla disumanizzazione dell’Altro/a .

“Tramandare la memoria” è il titolo di questa giornata ideata dalle prof. Barbara De Rosa (docente di Psicoanalisi) e Francesca Marone (docente di Pedagogia generale e sociale e fautrice del laboratorio interdisciplinare “Donne Genere Formazione”) che introdurranno i lavori.

Molti gli interventi di studiose del fenomeno della deportazione nazi-fascista incentrati sull’educazione alla memoria quale sfida costante per insegnanti e formatori; sul tema dell’insegnamento della Shoah – crocevia di conoscenze storiche, testimonianze di vita e educazione morale – e della sua eredità oggi; sulla necessità di un processo di elaborazione collettiva per abbattere i rischi nel negazionismo storico accentuati dalla progressiva scomparsa della generazione di testimoni.

“Tramandare la Memoria”, il programma

Si comincia con Silvia Guetta (Università di Firenze) sull’importanza di una didattica volta alla conoscenza della Shoah in una prospettiva multidisciplinare di educazione alla pace e ai valori civici fondamentali.

Francesca R. Recchia Luciani (Università di Bari), si soffermerà sul ruolo degli immaginari e sul loro buon uso al fine di trasmettere alle nuove generazioni la capacità di cogliere il significato di una catastrofe che ha segnato il genere umano.

Marika Venezia, moglie di Shlomo, porterà la testimonianza della Shoah attraverso il racconto dei 55 anni di vita passati accanto a un uomo internato e sopravvissuto al terribile campo di sterminio di Auschwitz Birkenau e che nel suo continuo e intenso riportare la sua esperienza di sopravvissuto ha lasciato in eredità ai giovani il compito di non dimenticare.

Alla ripresa dei lavori, alle ore 15, nell’Aula Piovani di Via Porta di Massa 1, ci sarà la proiezione del documentario “Cronaca di una deportazione – Il memoriale di Auschwitz” realizzato dalla regista Silvana Maja (presente in aula) e prodotto dall’Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi di sterminio (ANED). Si tratta dell’unico documento visivo del Memoriale, dedicato a tutti i deportati e installato nel Blocco 21 del Museo di Auschwitz nel 1979. Poi, nel 2016, a seguito di una politica revisionista del governo polacco, smantellato perché ritenuto “artistico” e non didattico e trasferito a Firenze, ma non ancora reinstallato.

Subito dopo interverrà Tiziana Valpiana, familiare di deportati politici, già deputata e sentarice,   vicepresidente dell’Associazione Nazionale Ex Deportati. Si soffermerà sulla deportazione politica che ha visto  nei campi migliaia di oppositori del fascismo.

L’attore e regista Massimiliano Rossi racconterà l’opera “Nasza Klasa“ di Tadeusz Slobodzianek  trasposta da Rossi in teatro.  Vi si narrano i tragici fatti di Jedwabne, un piccolo paesino polacco, dove nel luglio del 1941, quando la metà della comunità, circa 1600 uomini, donne e bambini di origine ebraica, venne di fatto massacrata dai “vicini di casa”. Un crimine commesso da polacchi ai danni di altri polacchi, svelato come tale solo decine d’anni dopo grazie al lavoro dello storico Jan Gross.

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