Leonardo Sacco con i big della politica italiana, Luigi Di Maio con Salvatore Vassallo: ecco come toppa la morale a 5 Stelle

by Redazione
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di maio vassallo

Non conoscevo i proprietari e come spesso accade mi hanno chiesto una foto. Avrò fatto centomila foto in questi anni. Non avevo idea di chi fossero. È una foto scattata prima di andare via“.

Queste le parole – sacrosante – con cui il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio è costretto a giustificare una foto che lo ritrae con Salvatore Vassallo. L’uomo, fratello di un boss legato ai Casalesi, quando è uscita fuori questa foto era in pieno processo per disastro ambientale.

Comprendevamo – ieri – e appoggiavamo in pieno le posizioni in merito alla vicenda dell’esponente del Movimento 5 Stelle. Ci risulta difficile credere che un leader politico, perché di leader politico si tratta (oltretutto abile e carismatico), come Di Maio possa chiedere a chiunque voglia scattarsi una foto con lui il casellario giudiziario.

Proprio per questo motivo, risulta imbarazzante il modo in cui il Movimento 5 Stelle ha provato a cavalcare l’onda dell’indignazione in merito alla questione Leonardo Sacco.

Il governatore della “Fraternita della Misericordia” è finito invischiato nell’operazione che ha di fatto smantellato in queste ore la cosca della ‘ndrangheta degli Arena. Sacco dovrà rispondere dell’accusa di associazione mafiosa e sarebbe stato elemento focale (secondo l’ipotesi formulata dagli inquirenti, ricordiamo) attraverso cui la ‘ndrina avrebbe avuto accesso agli appalti per la ristorazione nel Centro Accoglienza Richiedenti Asilo di Isola Capo Rizzuto.

Il post Facebook comparso in queste ore sulla pagina del Movimento 5 Stelle che ritrae Leonardo Sacco con alcuni leader politici italiani.

L’immagine a corredo di un post Facebook comparso in queste ore sulla pagina del Movimento 5 Stelle che ritrae Leonardo Sacco con alcuni leader politici italiani.

 

Non entriamo – come del resto la nostra linea editoriale da sempre ci impone – nel merito politico. Di fatto, però, se l’affermazione con cui Di Maio giustifica lo scatto con Vassallo va ritenuta valida, altrettanto si deve ritenere degli scatti che ritraggono Leonardo Sacco con Matteo Renzi, Silvio Berlusconi, Angelino Alfano e Matteo Salvini.

A maggior ragione perché Sacco – proprio per la posizione assunta – difficilmente può essere ricondotto mentalmente ad ambienti criminali. Anche e soprattutto perché – e questo è un male endemico dei nostri tempi – la sua colpevolezza e – quindi – l’eventuale collusione con gli ambienti criminali deve passare (ed essere certificata, forzando il termine chiaramente) per tre gradi di processo. Funziona così in Italia, con buona pace di quanti hanno già deciso per la forca.

Nel mirino del post pubblicato su Facebook con cui il Movimento 5 Stelle lancia il suo atto d’accusa, i principali protagonisti sono però il Ministro dell’Interno Angelino Alfano e il leader del Carroccio Matteo Salvini.  Il primo perché – all’Interno anche nel periodo dei fatti sotto la lente d’ingrandimento della Dda di Catanzaro – “la sua posizione lo obbligava a sapere“. Ora, a prescindere da una questione di opportunità, ci risulta difficile immaginare che Alfano sia una sorta di database umano e, quando gli chiedono una foto in un evento, scavi nei faldoni mentali per verificare se il personaggio in questione sia coinvolto in un qualche procedimento giudiziario in un qualsivoglia Tribunale italiano.

Ancor meno ne poteva sapere Matteo Salvini che – anche qui a prescindere dalla polemica politica sull’immigrazione – è stato ospite della struttura gestita dalla “Fraternita della Misericordia” e ha espresso opinione favorevole (che poi, tra l’altro, venendo tale opinione da Salvini è ancora più eclatante) sul loro operato. Il tweet in cui esprimeva ciò è finito in pasto alla gogna mediatica.

Il post con cui Laura Ferrara, del Movimento 5 Stelle, attacca Matteo Salvini riportando il suo tweet.

Il post con cui Laura Ferrara, del Movimento 5 Stelle, attacca Matteo Salvini riportando il suo tweet.

Insomma, se esistono responsabilità politiche sull’assegnazione pilotata degli appalti, ci auguriamo vengano accertate in fase di indagini o in fase processuale. Non certo sulla scorta di quattro foto trovate online.

Così come non ci salterebbe mai in mente di dire che Luigi Di Maio è connivente con la malavita sulla scorta di una foto chiesta da uno sconosciuto in un ristorante.

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