L’OMICIDIO DI EMANUELE MORGANTI

by Gloria Esposito
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È morto a vent’anni Emanuele Morganti, due giorni fa, dopo essere stato pestato da un branco all’uscita di un locale di Alatri nel Frusinate nella notte tra venerdì e sabato scorso fuori ad un locale. Subito trasportato a  Roma, è stato sottoposto ad un’operazione chirurgica per tentare di salvarlo, ma l’intervento non è riuscito a salvargli la vita; il giovane è morto dopo 36 ore di agonia. Colpito con calci e pugni e con una spranga, non c’è stato niente da fare contro l’efferatezza del gesto. I genitori, distrutti dalla perdita, hanno scelto di donare gli organi.

Omicidio di Emanuele Morganti, due i fermati con le accuse più gravi

La Procura, nell’ambito dell’inchiesta scaturita dopo il terribile accaduto, ha fermato due fratellastri  Mario Castagnacci, 24 anni, e Paolo Palmisani di 27, con l’accusa di omicidio volontario aggravato da futili motivi. Nonostante il fatto che gli indizi – secondo Giuseppe De Falco, il procuratore capo di Frosinone – siano “gravi e concreti” , la dinamica di quanto accaduta rimane ancora da chiarire. La violenza infatti, anche se non premeditata, sarebbe stata compiuta in più riprese, sotto lo sguardo  di coloro che erano nella piazza di Alatri, nata per futili motivi e aggravata da uno stato di alterazione alcolica e droga.

“La non integrale congruenza e chiarezza delle dichiarazioni” – ha detto il pm parlando in conferenza stampa ad Alatri – “può essere determinata in alcuni limitati casi da motivazioni riconducibili a reticenza od addirittura omertà, in altri casi magari dalla suggestione e dalla confusione, che comprensibilmente possono aver determinato dei ricordi e dei racconti non del tutto attendibili”.

Il “branco”, dalle indagini effettuate, sembrerebbe essere stato identificato nei suoi principali esponenti; sono infatti 7 gli indagati complessivamente, di cui due i fermati con l’accusa di omicidio mentre gli altri 5 sono accusati di vari reati tra cui rissa e detenzione di oggetti atti ad offendere.

«La vicenda è di una gravità spaventosa perché per motivi banali, una lite per una bevanda, si è arrivati alla morte di un ragazzo innocente e perbene. Tutto nato da un diverbio in discoteca con un ragazzo che, tengo a precisarlo, non è albanese» ha spiegato ancora il Dott. De Falco, in conferenza stampa nel Comando provinciale dei carabinieri di Frosinone rispetto a quanto accaduto, precisando che “nella sua assurda tragicità, la vicenda si è svolta tutta in un contesto locale e gli investigatori cercano di accertare se dietro il banale motivo che ha dato inizio alla lite vi sia stata una volontà di affermazione del controllo del territorio”.

I due indiziati dell’omicidio, infatti, sarebbero “riconducibili ad ambienti delinquenziali” – e, ha poi aggiunto  – “non si sono consegnati ma sono stati presi a Roma perché là si trovavano. Sono stati trovati nell’abitazione di una parente”.

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