Falso stupro di Chiaia: la cronostoria di come la tutela delle donne ne esce a pezzi

by Nico Falco
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Il giorno 28 settembre Repubblica ritorna sulla storia della ragazza siciliana stuprata nell’androne di un palazzo a Chiaia (Napoli) e lo fa con una rivelazione: gli stupratori erano invisibili.

No, vabbè, Repubblica non è che dice proprio così. Dice che la Polizia ha fatto le indagini, ha controllato le telecamere e ha visto che di quei ragazzi descritti dalla vittima non c’è proprio traccia. Che non esiste riscontro a quel racconto. E che la tizia è indagata per simulazione di reato.

(l’articolo completo qui)

E mò si ride.

Nota: da questo momento non affermeremo manco più “presunto stupro”, ora diremo direttamente “cazzata”.

Com’era quella storia?

“chi avrebbe mai potuto inventare una bugia simile?”

Una caz**ra, ecco chi. Che ha pure trovato un’associazione che, seppur in buona fede, se l’è ammoccata senza verificare. E che da tutta questa storia esce naturalmente danneggiata.

E non lo dico io: lo dicono le indagini.

Ma andiamo per gradi. Cominciamo dal post che diede inizio a tutto, due mesi fa.

 

post falso stupro chiaia

25 luglio. Questa è appena stata aggredita, non ha niente di meglio da fare che salire sopra e scrivere un racconto. Pure bello romanzato, col principe azzurro, guarda quanti ragionamenti. Puzza da un chilometro, ma che ne sai di quello che succede nella testa di una che ha rischiato lo stupro? Può essere vero e lo è fino a prova contraria, perché uno parte dal presupposto che nessuno sarebbe capace di inventarsi una storia simile (anche se poi di casi ce ne sono a decine).

E vabbè, famme ‘sta zitto.

Il giorno dopo, però, cambia versione.  Il post non lo trovo, ma è raccontato in questo articolo, sempre di Repubblica:

Quindi non è stato un tentativo di stupro ma una violenza consumata. Non va in ospedale, non va dalla polizia. Ma, anche qui, che ne sai come ragiona una che ha subìto una cosa così atroce? Si tratta di un reato gravissimo, uno non si permette nemmeno di dubitare. Andiamo avanti.

25 luglio. Cominciano ad arrivare i messaggi di solidarietà. Gente che si immedesima, che soffre. Leggete qua che scrive ‘sta signora. Chissà come si sente ora, con la consapevolezza di essere stata presa per il culo, eh?

26 luglio. Fa le precisazioni. Il ragazzo salvatore c’è ancora, ma sparirà qualche giorno dopo con una nuova versione. La gente le chiede perché non vuole denunciare, lei comincia a incazzarsi. Specifica che era in un appartamento Airbnb. Tutto vero, come da recensione sul portale:

Un’esperienza fantastica! Certo, è stata stuprata da 3 uomini nel palazzo, ma con quel panorama te lo scordi subito. Ma anche qui, che ne sai della reazione di una donna che magari è in fase di negazione?

Intanto, continuano a chiederle della denuncia. E lei continua a incazzarsi. E grazie, lo sa che rischia di passare un guaio. Ma ormai si è spinta troppo oltre, poi ha trovato gente (tra cui parecchie che veramente hanno vissuto esperienze simili) che la supportano… vediamo dove si può arrivare, no?

26 luglio. Qui arriva un assist incredibile: qualcuno dice di avere sentito le urla. Ecco, è la conferma del suo racconto. E sposta l’attenzione: perché chi ha sentito le urla non è intervenuto? E così chi abita in quel palazzo viene fatto passare per strafottente, che s’è fatto i cazzi suoi. “Come essere stuprata due volte”.

28 luglio. Oh, arriva la denuncia. “Allora è vero!”. Si, col cazzo.

Ma chi denuncerebbe mai il falso?”

Una ca**ara che trova un’associazione che si ammocca tutto senza verifica. Eh, la stessa risposta di prima.

28 luglio. L’associazione organizza una manifestazione. Si oppongono alla “cultura europatriarcale” e difendono Camilla perché qualcuno aveva provato non a mettere in dubbio, ma a farle delle domande. Cultura europatriarcale. Vabbè.

(nota del direttore: no, vabbè, ma è tutto un programma questo post)

29 luglio. Qua mi cadono le braccia. Per non dire altro, perché siamo tra gente perbene. Pure il racconto in ospedale! Poverina, non gliene va bene una. A voi la scelta: è andata veramente a farsi visitare o s’è inventata tutto? Io mi sa che non voglio saperlo.

Qui scrive l’associazione che, senza verificare (vedremo dopo perché) ha rilanciato tutto il racconto. E adesso riporta anche della visita in ospedale. Ma si, diffamiamo pure gli operatori sanitari, ma che ci frega.

30 luglio. CAPOLAVORO.

Questo è il post che più mi fa schifo. Non solo fa la vittima, si propone a paladina delle vittime. Spinge le vittime, quelle vere, a raccontarle le loro esperienze e dice che le raccoglierà in un libro. E ci sono andate, eh: le hanno raccontato i cazzi privati pensando di parlare con una che aveva passato lo stesso guaio loro. Invece… sorpresa!

Chissà come si sentono pigliate per il culo pure queste, eh.

 

Questo uno degli ultimi post, prima che chiudesse la pagina. Eh no, tutte buttane no. Ma qualcuna cazzara si.

Ed ecco l’ultimo post, prima di disattivare l’account. Quindi Repubblica dice cazzate, non esistono indagini a suo carico, prenderà provvedimenti.

E invece no. La signorina può dire quello che vuole, così come l’amica sua che minaccia querele a tutti e taglia corto.

Ma la Questura di Napoli la pensa diversamente. La Squadra Mobile e il commissariato San Ferdinando hanno fatto le indagini (mica i post su Facebook…), hanno visto le telecamere, hanno fatto i sopralluoghi, hanno interrogato gente e hanno inviato l’informativa alla Procura di Agrigento: non esiste nessun riscontro di quel racconto.

Poi, vabbè, magari la Polizia mente, eh, figurati, in questa società EUROPATRIARCALE tutto è possibile.

Vaglielo a spiega’, a certe gente.

In chiusura della storia, anche all’associazione arriva notizia delle indagini. E non fa dietrofront.

Eh, no. Troppo facile dire “non siamo un centro antiviolenza ma un movimento politico”.

Cioè, vogliono pure ave’ ragione.

E i cretini chi so’? So’ quelli che cercavano riscontri, e tutti quelli che dicevano che uno stupro va denunciato e subito.

Io sono più che convinto della buona fede di questa associazione (anche se sulla loro pagina non intervengono quando vedono le loro – immagino – attiviste che minacciano querele e etichettano come stupratori chiunque osi mettere in dubbio questa storia), ma certe cose sono innegabili. Con il suo comportamento, questo movimento ha:

  • partecipato alla flagellazione di chi si permetteva di fare domande;
  • avallato le accuse verso quelli che abitano in quel palazzo, che sono stati fatti passare per strafottenti che non si sono manco affacciati mentre una ragazza veniva stuprata nell’androne;
  • contribuito a creare allarmismo e paura in chi abita in quel quartiere, convincendolo che ci fosse un gruppo di stupratori in libertà e che la vittima manco voleva denunciare;
  • ma, soprattutto, ha dato credibilità alla signorina, che si è imposta come paladina delle donne violentate. Tanto che molte vittime, ma quelle reali però, si sono confidate con lei in privato, credendo di parlare con una persona che aveva vissuto il loro stesso dramma.

E allora, di che parliamo?

“Le reazioni che sentiamo e leggiamo da stamattina sono avvilenti e pericolose”, scrivono.

Eh no, belle mie. Avvilente è che una associazione che si propone di aiutare le donne non sia in grado di fare un minimo di verifica su una storia del genere. Pericoloso è che sia pure convinta di non dover farlo.

Non vi rendete nemmeno conto che è proprio grazie a storie come questa che le donne che riferiscono di essere state vittime di violenza vengono viste con diffidenza.

PS: nei commenti sotto il post dell’associazione è stato insinuato che io sia “amico degli stupratori” e mi è stato chiesto se fossi “coinvolto nell’indagine”. Giusto per far capire il livello.

Nota del direttore:

Qualsiasi dibattito è ben accetto, soprattutto su temi così delicati e sentiti su cui c’è tanto da fare. Ma ogni dibattito deve partire da fatti reali. Pontificare sul “poteva succedere” non ha senso a prescindere quando non è successo.

La gravità del gesto di Camilla – il cui esito delle indagini e relativa trasmissione degli atti ad Agrigento ci è stata confermata dalla Questura – non significa sottovalutare la gravità del reato di stupro. Significa sottolineare che una denuncia del genere ha conseguenze: indagini a vuoto, procurati allarmi, gravi accuse di omertà che mettono in cattiva luce i residenti e gli esercenti del quartiere. E questo non può essere giustificato dal “Ci abbiamo visto un caso che poteva capitare a chiunque” perché nulla di ciò è reale. Al contrario, sono storie del genere che gettano ombre e rischiano di influire in maniera negativa nei confronti di tutto il comparto civile e associazionistico che si occupa di tutela e difesa delle donne.

Meglio di noi lo spiega in un commento una donna – non un uomo di questa società europatriarcale, proprio sulla pagina di Non Una Di Meno:

[…] mi dispiace ma io ci credo perché ho sempre sospettato che non fosse vero. Inutile spiegarti il motivo, ma vivendo lì ho avuto modo di verificare prima di tutti sia i fatti oggettivamente acclarati come i filmati video e i messaggi whatsapp nonché le varie incongruenze del “racconto” che fin dall’inizio, ripeto, aveva più a che fare con una sceneggiatura che con una avvenimento reale. In più bastava dare un’occhiata al profilo della persona in questione per capirne qualcosa senza essere per forza psicanalisti.
Inoltre continuo a dire che subire una violenza ti lascia in uno stato di totale annichilimento, almeno per i giorni immediatamente successivi, che pensi a tutto fuorché a scrivere romanzi rosa su una cosa “per fortuna non accaduta ma che poteva essere” e che poi è stata rettificata in stupro. Neanche questo vi ha fatto dubitare?!? Nemmeno il fatto che non volesse denunciare quando invece si era esposta in modo anche molto più pubblico servendosi di un social come fb e di un profilo con modalità aperta a tutto il web vi ha insinuato qualche sospetto?!?
Maria, io non critico il vostro operato, dico solo che siete state avventate e anche un po’ ingenue e che l’aver appoggiato questa causa palesemente falsa (da prima a dopo le indagini…voglio dire, cosa entra in tasca ad ognuno di noi negarlo se fosse davvero accaduto?!!) vi ha fatto perdere di credibilità e vi ha rese complici di una mitomane.
Aggiungo, ma perché meravigliarsi del fatto che non sia accaduto? A sto mondo Così come esistono vittime e aggressori,esistono pure persone che mentono, personalità dissociate o semplicemente esibizionisti. Lei, Camilla, è sicuro una di queste. E voi fareste bene a non perseverare nell’errore di portare la gente a pensare, pur di non ammettere di aver preso un abbaglio, che giornali, TV e polizia diffondono notizie false. Questo non è accettabile. Lo stupro è uno dei crimini più atroci che si possano subire e a mio parere nessuno ha l’interesse di negarlo quando accade, NESSUNO. Ma se non accade e si fa credere che c’è stato, è un milione di volte più grave.

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