SERATA DEDICATA ALL’AEROBIOLOGIA AL MANN

by Eleonora Iasevoli
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Nell’ambito della rassegna “Giovedì sera al MANN. Le arti in giardino tra mito e natura”, si è tenuta presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli la conversazione aperta al pubblico dal titolo “Il polline e l’aerobiologia”. Il prof. Gennaro D’Amato, (Presidente della Commissione sulle variazioni climatiche, inquinamento atmosferico ed allergologia respiratoria della World Allergy Organization), di ritorno dalla Conferenza mondiale di San Pietroburgo sull’incremento delle patologie respiratorie e le loro cause, ha dato un contributo fondamentale ad un argomento di grande interesse a Napoli, dove tre persone su dieci soffrono di allergie.

Introduce il penultimo incontro, prima della fine della rassegna, Giuseppe Frenguelli – Dipartimento di Scienze Agrarie, alimentari ed ambientali dell’Università di Perugia, che spiega il significato della prima parola – chiave: “aerobiologia”. Conclude Emma Tedeschini dello stesso Dipartimento.

IL POLLINE E L’AEROBIOLOGIA, CRONACA DEL DIBATTITO AL MANN

In atmosfera è normalmente presente una grande quantità di particelle trasportate dalle correnti d’aria, che entra nel nostro apparato respiratorio e si deposita sulle superfici. L’aerobiologia studia le componenti biologiche dell’atmosfera, in particolare le modalità di rilascio delle particelle dalle loro sorgenti; il trasporto e la dispersione in atmosfera; la deposizione su vari substrati e l’identificazione. Tra i campi di applicazione i Beni Culturali. I principali effetti negativi dovuti alla dispersione di queste particelle sono le patologie respiratorie per quanto riguarda le persone, ma anche un museo può subire delle conseguenze, quali lo sviluppo di funghi su un dipinto. Questo il motivo per cui si misura la temperatura di un ambiente, la sua umidità ed in taluni casi si limita l’accesso delle persone. A tal proposito, è chiamato in causa il ricercatore universitario Aldo Ranfa al quale Frenguelli propone un campionamento delle spore fungine all’interno delle sale del museo, soprattutto dove sono collocati i mosaici. Si affronta, poi, il tema dell’allergia ai pollini di cui soffre il 20% della popolazione. Ogni specie ha un caratteristico periodo di fioritura che è in parte legato a fattori genetici e in parte dipende dalle condizioni climatiche dell’ambiente in cui la pianta vive e che determinano il momento d’inizio della fioritura e la quantità di polline liberato in atmosfera giorno per giorno. Il calendario pollinico per aree climatiche ci viene in aiuto per stabilire i periodi dell’anno più a rischio. In Italia abbiamo tre reti di monitoraggio di aeroallergeni: la rete ARPA; la Rete AIA; la Rete Europea e la Rete AAITO. Il prof. Gennaro D’Amato che collabora da anni con Frenguelli, prosegue sottolineando: “In città si soffre maggiormente di allergia da polline, rispetto alla campagna, perché pur essendoci meno piante allergeniche, ad esse si aggiunge l’inquinamento atmosferico che potenzia i loro effetti dannosi”. Il fumo da tabacco, inoltre, peggiora le reazioni allergiche, come inquinante chimico interno, ma ci sono anche gli inquinanti biologici, come l’acaro della polvere, le forfore del cane, del gatto e del coniglio, entrato a far parte anch’esso della cerchia degli animali domestici più accolti nelle famiglie. Le variazioni climatiche, legate all’azione dell’anidride carbonica nell’atmosfera, incidono anch’esse negativamente sulla salute: tema affrontato con attenzione dal segretario generale delle Nazioni Unite e da Papa Francesco che ha pubblicato un’enciclica in merito: “Laudato Sì”. L’intervento del prof. D’Amato si chiude con dati allarmanti: Negli ultimi 50 anni è stato distrutto il 50% delle foreste pluviali del nostro pianeta ed ogni anno sono distrutti e deteriorati 13 milioni di ettari di foreste; ciò comporta la riduzione dell’ossigeno. Il prof. D’Amato, poi, si rivolge ad Ornella Capezzuto, presidente del WWF Napoli, presente in platea: “C’è da portare avanti una campagna di sensibilizzazione importante, quella d’introdurre il ‘Verde’ in città”. Una slide mostra come potrebbe diventare, ad esempio, Piazza Garibaldi, utilizzando la possibilità che il Comune di Napoli ha approvato di “Adottare un’aiuola”. Infine, l’invito ad usare le biciclette, il trasporto pubblico, al posto di quello privato ed ancora, ridurre l’uso dei combustibili fossili, il consumo di carne per evitare di abbattere alberi, al fine di consentire ai pascoli di circolare. Se l’agonia delle foreste fa riscaldare il pianeta – conclude D’Amato – bisogna piantare possibilmente: olmi, pini, platani, tigli, che non provocano reazioni allergeniche e giovano al nostro ambiente.

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Ornella Capezzuto 17 Settembre 2016 - 12:27

complimenti ad Eleonora Iasevoli per l’attenzione che sta ponendo ai temi della salute e dell’ambiente, trattati con vero interesse e cura. Grazie per la citazione, non necessaria.

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