I GIOVANI IN FUGA E LE PAROLE DI POLETTI NEL PAESE DEI VOUCHER

by Massimiliano Maurino
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giuliano poletti

Fuga di 100mila giovani? Bene, conosco gente che è andata via e sicuramente il Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi. I 60 milioni che restano non sono tutti dei ‘pistola’…”, queste le parole del Ministro del lavoro Giuliano Poletti a Fano durante un intervento che riguardava la ormai inarrestabile fuga di cervelli dal nostre Paese. Poi fa dietrofront, scusandosi per quanto detto.

La notizia è subito rimbalzata sui vari social portando con se un fiume di critiche nei confronti del Ministro. Si va dal “dimettiti” dei diversi precari (e non) disgustati a chi gli consiglia di lasciare il Paese (proprio come i nuovi migranti) fino a chi gli rivolge le parole usate da Giachetti per Speranza.

Dando uno sguardo ai numeri, scrive il sito dell’Ansa: “Nei primi dieci mesi 2016 sono stati stipulati più di 1,3 milioni (1.370.320) di contratti a tempo indeterminato (comprese le trasformazioni) mentre le cessazioni, sempre di contratti a tempo indeterminato, sono state 1.308.680 con un saldo positivo di 61.640 unità. Il dato – si rileva dall’osservatorio Inps – è peggiore dell’89% rispetto al saldo positivo di 588.039 contratti stabili dei primi dieci mesi 2015, risentendo della riduzione degli incentivi per le assunzioni stabili, e anche di gennaio-ottobre 2014 (+101.255 stabili). Nello stesso periodo gennaio-ottobre 2016 sono stati venduti 121,5 milioni di voucher destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio, del valore nominale di 10 euro, con un incremento, rispetto ai primi dieci mesi del 2015, pari al 32,3%, comunica inoltre l’Inps, sottolineando che nei primi dieci mesi del 2015 la crescita dell’utilizzo dei voucher, rispetto al 2014, era stata pari al 67,6%”.

Sempre in materia di voucher lo stesso Poletti afferma che provvederà a rideterminare l’uso dei voucher e inoltre dichiara: “Abbiamo introdotto la tracciabilità, e dal prossimo mese vedremo l’effetto. Se è quello di una riduzione della dinamica di aumento e di una messa sotto controllo di questo strumento, bene. Se invece i dati ci diranno che anche questo strumento non è sufficiente a riposizionare correttamente i voucher la cosa che faremo è rimetterci le mani”.

La questione è ben più articolata. Il problema reale nel nostro Paese è che per gli ultimi governi che si sono succeduti (dal Governo Monti al Governo Renzi) l’unico scopo in materia di lavoro era (ed è stato) il superamento dell’art. 18, senza mettere mai mano organicamente al welfare e alle politiche del lavoro.

Il risultato è sotto ai nostri occhi: contratti precari a tempo indeterminato (Contratto a tutele crescenti) e utilizzo sproporzionato dei voucher. In termini di welfare: ulteriori garanzie per gli insider (coloro che un lavoro ce l’hanno) e nessuna garanzia per gli outsider (coloro che nel mercato del lavoro non sono in grado di entrarvi).

E pensare che quando venne annunciato il Jobs Act, l’allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi disse, dopo essere tornato dall’America, che aveva preso spunto dalla riforma americana (il primo Jobs Act proposto da Obama). A conti fatti, di americano, questa legge possiede solo il nome, altrimenti questa immensa fuga di cervelli non avrebbe mai avuto modo di esistere.

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gaspare 21 Dicembre 2016 - 9:48

LE SCUSE NON BASTANO DIMETTITI INSIEME A MATTARELLA CHE NON HA AVUTO NEMMENO UNA FRASE DI RAMMARICO PER LE PAROLE UMILIANTI DI UN MINISTRO INDEGNO E DA LUI RICONFERMATO ! CHE HANNO MORTIFICATO 60 MILIONI DI ITALIANI !

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