#whatsappdown, perché Whatsapp è la nuova Coca-Cola

by Redazione
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whatsapp #whatsappdown

Whatsapp è andato giù, inondando i più popolari social network dell’hashtag #whatsappdown. Ma solo gli utenti più solerti hanno deciso di comunicare con altri mezzi digitali: i più hanno semplicemente manifestato il proprio disappunto. Inoltre, non è la prima volta – e probabilmente non sarà l’ultima – che i server della popolare app di instant messaging crollano sotto il peso di problemi tecnici.

Ad ora, gli sviluppatori hanno solo ammesso che c’è stato un problema che ha messo fuori uso Whatsapp la scorsa notte per due ore e che “è stato tutto risolto”.

Un atteggiamento non consueto, ma soprattutto non in linea con la comunicazione di altre realtà più o meno simili.

whatsapp telegram icone messaggi inviati cancellati

Uno smartphone con alcune app di messaggistica istantanea.

Ma esiste solo Whatsapp?

La risposta è – chiaramente – no. Alternative a Whatsapp esistono, ma sono da sempre meno utilizzate. Curioso è ad esempio il fatto che Telegram, che dalla sua nascita anticipa qualsiasi nuova features che arriva sull’app dall’iconcina verde, non riesce a imporsi sul mercato rispetto al suo concorrente. Il ritardo di Whatsapp nei confronti del suo diretto concorrente nel tempo si è palesato in tantissime occasioni, dalla gratuità (il gettone di 99 centesimi per avere un anno di Whatsapp è scomparso non da moltissimo) alla crittografia per proteggere le chat da eventuali intercettazioni, oltre alle chat segrete e i messaggi a tempo.

Curioso è anche il fatto che Whatsapp non si è dotato mai di un’app per tablet come l’iPad, mentre la versione web è arrivata solo diversi anni dopo il lancio dell’app.

Se – a differenza di Telegram – Whatsapp ha implementato le chiamate VoIP e le videochiamate, comunque il Messenger di Facebook o l’app di Skype permettono queste soluzioni per comunicare. Inoltre, Google ha provato a inserirsi più volte in questo mercato – vedesi Allo. E l’elenco è lungo: ICQTangoViber

Allora perché siamo tutti su Whatsapp?

Possiamo definirla un’operazione di branding in stile Coca-Cola, ossia inculcare l’idea che Whatsapp è IL prodotto, non UN prodotto. Al punto tale da provocare quest’onda d’urto per due ore di down.

In realtà, i fattori sono molteplici. In primis, l’anzianità e l’idea – innovativa – di correlare la messaggistica istantanea al numero di telefono e alla rubrica dei contatti dei nostri smartphone.

Poi, come ci dicono gli esperti, a fare davvero la differenza in questo caso è la comunità. Contare su una comunità numerosa in questi casi è il primo reale motivo di successo.

La reale concorrenza a Whatsapp arriverà, quindi, quando il concetto di IM non sarà solo rielaborato ma qualcuno sarà in grado di stravolgerlo.

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