Street Art portrait: Richard Hambleton

by Federica Belmonte
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You know, the best part of New York during the 80’s was the nightlife and Richard felt more connected to the night. He IS a night animal.

La cosa migliore di New York durante gli anni ’80 era la vita notturna e Richard si sentiva profondamente connesso alla notte. Lui È un animale della notte.

(tratto dal documentario Shadowman)

Era infatti la notte il momento più congeniale per l’artista Richard Hambleton, quando, protetto dall’oscurità  e armato di un secchio di vernice e un pennello, gettava nelle strade della New York degli anni ’80 i semi di quello che sarebbe diventato uno dei movimenti artistici più importanti degli ultimi 40 anni: la Street Art.

Il suo nome non dice molto, la nostra società è infatti abituata a pensare alla Street Art come un fenomeno giovane, legato soprattutto al nome e alle scorribande artistiche di Banksy, ma l’anonimo street artist di Bristol era probabilmente ancora un ragazzino mentre Hambleton, con l’ottima compagnia di Haring e Basquiat – due amici diventati nel tempo molto più famosi -, stava dando vita a qualcosa che per anni è stata etichettata, per certi versi impropriamente, graffitismo.

Tutto inizia alla fine degli anni ’70, quando nelle strade della grande Mela appaiono delle finte sagome di cadaveri inesistenti tracciate con pittura bianca e macchiate di chiazze di vernice rossa. Delle inquietanti -e assolutamente fasulle- scene del crimine: è questa l’idea alla base di Image Mass Murder, il primo, scioccante, progetto di Hambleton. Esperti d’arte, stampa, gente comune, in breve tempo tutti cominciano a chiedersi chi ci sia dietro la realizzazione di quelle raccapriccianti figure.

Hambleton, che agisce nell’anonimato, percepisce che la sua ricerca, nata dall’indagine sulle inquietudini dei propri concittadini, funziona: le persone si stupiscono, si interrogano.

Sono anni turbolenti e terribilmente eccitanti per New York: da un lato brillano ancora le paillettes dello studio 54, echeggia il punk del CBGB e nelle radio impazza “Holiday” di Madonna, ma dall’altro la città fa i conti con un crescendo di criminalità a cui le forze dell’ordine faticano a star dietro. Omicidi, rapine, gangs, spaccio, New York non è esattamente un posto tranquillo in quegli anni. Hambleton assorbe le tensioni e le restituisce alla città spingendo l’acceleratore sulle paure reali dei newyorkesi dando vita al successivo progetto: Night Life, una serie di figure scure abbozzate ad altezza uomo dipinte per la strada che diverranno note come Shadowmen.

Shadowman Richard Hambleton

Shadowman (Richard Hambleton) – Foto di Alan Molho per Wikicommons

Dietro l’angolo, nei pressi di un cassonetto, su una saracinesca, nei luoghi più improbabili fanno la loro comparsa, nei primi anni ’80, delle ombre nere, foschi personaggi nati da pennellate dense, schizzate, rapide. Figure mosse, quasi mobili, d’impatto vive, si divertono a spiazzare e spaventare i passanti costringendoli ad interrogarsi sulle proprie paure. Chi è quell’ombra? Un assassino, uno spacciatore, un ladro o è semplicemente una proiezione dell’inconscio? Hambleton suggella i suoi impressionanti uomini-ombra al contesto urbano e alle sue dinamiche, realizzando che la strada e il tessuto sociale sono parte integrante dell’opera e che senza il coinvolgimento emotivo dell’osservatore gli shadowmen non hanno lo stesso impatto. Caratteristica, quella della contestualizzazione, che sarà la cifra distintiva delle migliori produzioni future del movimento Street Art e che legittima- insieme all’anonimato e ad un approccio “situazionista”- la figura di Hambleton come pioniere di tale movimento.

Gli shadowmen appaiono successivamente in diverse città: Parigi, Londra, Berlino e persino Roma.

Sono gli anni del successo per l’artista che realizza nel frattempo altre importanti serie destinate a supporti classici come i Marlboro Man, rielaborazioni dell’iconico cowboy a cavallo della pubblicità delle omonime sigarette.

Dagli slum alle gallerie patinate il passo è breve: in poco tempo l’astro creativo di Richard Hambleton è inghiottito dalle fauci dell’art system, ma i vernissage, le interviste, il clamore non lo fanno sentire a suo agio, per cui, frastornato dagli abusi di droghe, si eclissa in lungo oblio durato più di venti anni in cui, tuttavia, continua a produrre opere come la serie Beautiful Paintings di ispirazione astratta.

Nel 2009 Vladimir Restoin-Roitfeld e Andy Valmorbida, con la collaborazione dello stilista Giorgio Armani, organizzano una grande retrospettiva a New York, grazie alla quale si riaccende l’interesse verso il lavoro dell’artista. È comunque un breve rilancio, di lì a poco Hambleton tornerà alla vita di prima.

Su questa altalena di luci e ombre si concentra il documentario Shadowman del regista Oren Jacoby – presentato in anteprima mondiale ad aprile c.a. al Tribeca Film Festival di New York – che ripercorre la carriera di Hambleton dagli anni intensi e di febbrile attività in strada fino al nuovo inizio, passando per i lunghi anni di silenzio fatti di miseria umana. Alla proiezione Hambleton è apparso dimesso, consumato da una vita di eccessi, con una fisicità fragile e scomposta, esattamente come i suoi memorabili shadowmen.

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[email protected] 1 Novembre 2017 - 16:37

un grande artista

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