BEPPE VESSICCHIO, SANREMO, LE MUCCHE E I POMODORI

by Gessica Cuomo
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beppe vessicchio firma autografi

Se le mucche del Wisconsin producono più latte ascoltando Mozart, perché allora quest’effetto non potrebbe avvenire su altri prodotti della natura? Questa è la domanda che si è posto Beppe Vessicchio e da buon napoletano ha provato sui pomodori. Questo esperimento ha ispirato il suo primo libro “La musica fa crescere i pomodori” edito Rizzoli, presentato presso la libreria Feltrinelli a Napoli, nella sua amata Napoli che paragona ad un bel giardino dal quale nascono musicisti ricordando e intonando il passato della musica napoletana. Nella sua prima esperienza come scrittore ha scoperto che posizionare le parole è come comporre musica.

Sessanta anni, una carriera a dirigere orchestre, un viso familiare e bonario che è nel cuore degli italiani, negli ultimi anni Vessicchio si è trasformato in un vero e proprio fenomeno mediatico. Già qualche anno fa la sua presenza / non presenza a Sanremo aveva dato vita a campagne virali sui social al grido di #uscitevessicchio. Quest’anno, che il Festival lo ha visto solo da spettatore dopo esserne stato protagonista per decenni, la sua assenza è diventata un vero e proprio tormentone cavalcato da chiunque sui social network. E lui, al collettivo The Jackal, tra coloro che hanno dato al Maestro maggiore attenzione, ha risposto con verve e simpatia mostrando che se la “spassava”. “Mi sono molto divertito – afferma Vessicchio a margine della presentazione del suo libro – e poi con tutta quella pubblicità che mi hanno fatto mi sembrava carino rispondere”.

Dell’ultimo Festival, Vessicchio centellina le parole – anche se al Festival dedica parecchio spazio del suo lavoro editoriale. Elogia i napoletani in gara (“Napoli arriva sempre per prima, ed è sempre bello quando accade”), e dice di Occidentali’s Karma “Bella canzone, Gabbani è frutto del resto del Sanremo precedente”.

Beppe Vessicchio e la sua “Musica” che “fa crescere i pomodori”

Vessicchio

Beppe Vessicchio durante la conferenza stampa di presentazione del suo libro nelle sale de “La Feltrinelli”

La sua vita ha sempre oscillato tra alto e basso, che per lui significa curato e superficiale, pop ed élite: in gioventù passava da Nino D’Angelo a Pergolesi, da Amici al Conservatorio e poi le sue 24 presenze a Sanremo. Nato a fine anni ’50, invece di appassionarsi alla musica rock nei suoi anni migliori ha intrapreso un percorso stravagante attento ai fondamentali della musica. Ha scoperto quanto nella musica sia importante il silenzio perché il volume della musica non troppo alto consente all’ascoltatore di entrare nella musica.

Sanremo è molto presente nel libro, soprattutto Vessicchio racconta il Festival per lui più divertente con Elio e le Storie Tese, ha riportato i tantissimi aneddoti legati a quel momento. L’obiettivo di Elio era arrivare ultimo in modo da risultare non integrato nel sistema, per portare a termine l’obiettivo hanno messo in scena tutto quello che non “andrebbe fatto”.

Nel penultimo capitolo Vessicchio parla dell’ultimo Sanremo della differenza tra il Sanremo di Fazio più attento alla qualità e il Sanremo di Conti, giudicato dal Maestro “molto più nazional popolare”. Nell’ultimo capitolo invece Vessicchio conclude di essersi spostato in campagna lontano da fasti Sanremesi e di interessarsi di altro come i pomodori. Coltivare significa curare, e l’alto è il risultato della coltivazione nel tempo.

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