Famiglia nel bosco, “cresce disagio psicologico bimbi”: nuova relazione a Tribunale minorenni

by Adnkronos
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(Adnkronos) –
“Cresce il disagio psicologico dei bimbi”. Una relazione tecnica, di 9 pagine, depositata martedì 14 aprile al Tribunale per i Minorenni dell’Aquila, che ha cambiato presidente che ora è Nicoletta Orlandi, sul caso della famiglia Trevallion, i cui figli – Utopia Rose, Bluebell e Galorian – sono stati allontanati lo scorso novembre e collocati in un istituto a Vasto (Chieti). Il documento, firmato dallo psichiatra Tonino Cantelmi e dalla psicoterapeuta Martina Aiello, consulenti di parte dei genitori, della cosiddetta famiglia nel bosco di Palmoli, analizza gli effetti del trasferimento sulla vita quotidiana dei minori.  

Secondo i consulenti, l’inserimento in casa-famiglia avrebbe prodotto una “discontinuità profonda e repentina” nelle abitudini dei bambini. Prima dell’allontanamento, si legge nella relazione, il contesto familiare era caratterizzato da routine stabili e coerenti, ritenute adeguate ai bisogni evolutivi. Dopo il collocamento, invece, sarebbero emersi cambiamenti significativi in diversi ambiti: alimentazione, sonno, educazione, attività ricreative e relazioni sociali. Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il regime alimentare. I bimbi sarebbero passati da una dieta definita equilibrata e personalizzata, “a base di verdure, legumi, frutta, porridge e frutta secca, priva di carne e latticini”, a un’alimentazione standardizzata, con introduzione di prodotti industriali e zuccheri raffinati. La relazione segnala che tali cambiamenti avrebbero generato disorientamento e, in alcuni momenti emotivamente intensi, comportamenti definiti “compulsivi”.  

Gli alimenti a cui i piccoli erano abituati “vengono attualmente ricercati in modo marcato e talora compulsivo, soprattutto in concomitanza di momenti di maggiore intensità emotiva (in particolare durante e dopo le videochiamate con la madre), configurandosi come una possibile modalità compensazione di stati di malessere affettivo e di tensione interna”.  

Criticità emergono anche sul piano del riposo. I ritmi sonno-veglia, in precedenza regolari, risultano alterati. I consulenti evidenziano difficoltà nell’addormentamento, risvegli notturni frequenti e contenuti ansiosi. “A ciò si aggiunge l’introduzione della visione della televisione nelle ore serali, pratica totalmente assente nella precedente organizzazione familiare, che ha contribuito a una significativa difficoltà nella fase di addormentamento”. Elementi che, in ambito clinico, vengono considerati “indicatori di sofferenza psicologica e di una possibile difficoltà di adattamento al nuovo contesto”.  

Nel documento si sottolinea inoltre il passaggio “da uno stile educativo familiare basato sul dialogo e sulla comprensione delle regole a un modello fondato su meccanismi di rinforzo e punizione”. Un cambiamento che, secondo i consulenti, avrebbe generato nei minori confusione e incertezza, incidendo sulla capacità di interiorizzare le norme e sviluppare autonomia critica. Anche le modalità ludico-ricreative risultano profondamente modificate. In famiglia i bambini erano abituati ad “attività all’aperto, al contatto diretto con la natura e alla relazione con gli animali, elementi di riconosciuta importanza per uno sviluppo emotivo, relazionale e cognitivo equilibrato. I bambini erano coinvolti in attività quotidiane che stimolavano autonomie pratiche e responsabilità condivise: la gestione delle routine, la collaborazione domestica, la cura degli spazi esterni e degli animali”. 

Nella struttura, invece, “si registra un maggiore utilizzo di dispositivi elettronici e contenuti audiovisivi, con una riduzione del gioco attivo”. Sul piano relazionale, la relazione evidenzia una perdita dei legami precedenti e un inserimento in un contesto ritenuto poco omogeneo per età e bisogni. I minori vivrebbero in ambienti chiusi e rumorosi, con una rete sociale differente da quella originaria. Secondo i consulenti, non emergerebbero miglioramenti sul fronte della socializzazione, uno degli aspetti che avevano motivato l’intervento. La parte centrale della relazione riguarda le conseguenze sullo sviluppo psicologico. La rottura delle abitudini familiari viene descritta come un fattore che incide su regolazione emotiva, senso di appartenenza e costruzione dell’identità. I bambini, secondo l’analisi, rischierebbero di vivere uno “sradicamento affettivo”, con possibili sentimenti di confusione e lealtà divisa tra famiglia d’origine e nuovo contesto. 

Nelle conclusioni, i consulenti parlano di una “condizione di sofferenza psicologica significativa e progressiva” e mettono in guardia dal rischio che il disagio si stabilizzi nel tempo. Da qui la richiesta di un intervento urgente: il ripristino del nucleo familiare di origine, ritenuto necessario per ristabilire continuità affettiva e prevenire conseguenze più gravi sullo sviluppo dei minori”. 

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