(Adnkronos) – Dopo la boccata d’aria per Bruxelles arrivata dal voto in Ungheria, che ha segnato la fine dell’era di Viktor Orbán, l’Unione europea guarda ora alla Bulgaria, chiamata alle urne oggi domenica 19 aprile dopo anni di instabilità politica. Il voto potrebbe consegnare la vittoria all’ex presidente Rumen Radev, figura – secondo Politico – controversa e difficilmente collocabile, tra promesse di lotta alla corruzione e posizioni considerate vicine a Mosca. Resta però aperta l’incognita principale: la governabilità, in un sistema politico frammentato e che rende difficile immaginare scenari “duraturi”.
Secondo il ‘Poll of Polls’ di Politico, Radev e il suo movimento ‘Progressive Bulgaria’ (Pb), fondato appena un mese prima del voto, sono accreditati di circa il 31% dei consensi: abbastanza per arrivare primi, ma non per governare da soli. L’ex capo dell’aeronautica ha costruito la sua campagna su una retorica dura contro lo “stato-mafia”, promettendo di “abbattere l’oligarchia” e denunciando un sistema che “drena sistematicamente la società”. Sebbene presente ai piani più alti della politica bulgara da oltre un decennio, Radev è riuscito a rilanciarsi come outsider cavalcando l’ondata delle proteste anticorruzione del 2020, che lo hanno reso uno dei politici più popolari del Paese.
A preoccupare Bruxelles è soprattutto la possibile linea internazionale di Radev, che ha spesso adottato toni in linea con il Cremlino sulla guerra in Ucraina e ha criticato l’ingresso della Bulgaria nell’Eurozona, arrivando a definire l’Europa “culturalmente depersonalizzata”. Come ha sintetizzato il leader centrista Assen Vassilev, il dubbio è se Radev punti a “una Bulgaria forte in un’Europa forte” oppure a “modello Orbán” che tornerebbe a turbare i sonni e le preoccupazioni di Bruxelles per il “fianco Est”.
Il nodo decisivo resta prima la formazione del governo. Secondo l’analista Dimitar Bechev (Carnegie Europe), Radev “dovrà fare una scelta chiara sullo stato di diritto”, decidendo se allearsi con il blocco riformista o con forze più conservatrici e nazionaliste. Anche Boriana Dimitrova (Alpha Research) sottolinea i rischi della sua strategia: posizioni “vaghe e poco chiare” che gli hanno permesso di “parlare a elettori di destra e sinistra”, ma che potrebbero complicare la costruzione di una maggioranza stabile.
Guardando ai sondaggi, non sembrano esserci vere alternative a Radev, con la seconda forza politica – i conservatori di Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria (Gerb-Sds) – distanti dieci punti percentuali. Ancora più indietro i liberali di Continuiamo il Cambiamento (Pp-Db), seguiti dal Movimento per i Diritti e le Libertà (Dps-Nn), rappresentante della minoranza turca, e l’estrema destra di Rinascita.
Tra le opzioni sul tavolo ci sono una coalizione con le forze riformiste e liberali – coerente sul fronte anticorruzione ma fragile sul dossier ucraino e il posizionamento euroatlantico – oppure un governo di centro-sinistra, considerato sbocco “naturale” per Radev ma reso difficile dalla spaccatura tra Pb e varie forze minori, tutte ad alto rischio di rimanere escluse dal Parlamento. In ogni caso, avvertono gli analisti, la vera sfida inizierà dopo il voto: trasformare il consenso elettorale in capacità di governo, in un Paese che dal 2021 ha già visto sette primi ministri e rischia di rimanere impantanato in un nuovo, ennesimo, stallo politico.
—
internazionale/esteri
[email protected] (Web Info)
