Omicidio Vincenzo Ruggiero, si discute richiesta scarcerazione Guarente

by Matilde Donnarumma
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Vincenzo Ruggiero

Richiesta, al tribunale del Riemesame, il 31 agosto, dall’avvocato difensore Dario Cuomo del Foro di Napoli, di scarcerare Ciro Guarente colpevole dell’agghiacciante assassinio del giovane Vincenzo Ruggiero, i giudici apriranno l’udienza questa mattina 4 settembre.

Ciro Guarente comparirà proprio davanti ai giudici della decima sezione del Tribunale del Riesame: il legale di Guarente avrebbe chiesto la scarcerazione per il suo assistito, o in alternativa gli arresti domiciliari.

Su Ciro Guarente pendono le accuse di omicidio premeditato, occultamento e distruzione di cadavere, ed è alquanto improbabile, anche qualora si dovesse invocare l’infermità mentale, che Guarente possa uscire dal carcere di Poggioreale.

Questa strategia difensiva andrebbe a scontrarsi non solo con l’agghiacciante assassinio perpetuato dal Guarente ma soprattutto con la sua estrema lucidità nel progettare ogni singolo passo del suo atroce ed allucinante modus operandi.

In base a questo non dovrebbero esserci probabilità attenuanti che possano portarlo alla scarcerazione, agli arresti domiciliari o al beneficio con una riduzione del carico afflittivo. La notte del 7 luglio, Vincenzo Ruggiero, un ragazzo di soli 25 anni, perse la vita ucciso con premeditazione da Ciro Guarente che, dopo avergli sparato due colpi di pistola, nell’appartamento sito in via Boccaccio ad Aversa , con un’inaudita violenza, ha cercato di cancellare le prove nascondendo il suo corpo in un garage a Ponticelli.

Ed è, infatti, con premeditazione quindi, con assoluta lucidità mentale, che Ciro Guarente giorni prima dell’assassinio, avvenuto il 7 luglio nell’appartamento di via Brancaccio ad Aversa sparando due colpi di pistola al petto al giovane Vincenzo Ruggiero, si è procurato la pistola calibro 7,65, le cui ogive sarebbero state ritrovate nel petto di Vincenzo.

Una pistola che, tra l’altro, gli inquirenti stanno ancora cercando.

Con assoluta lucidità mentale, con lo scopo di occultare il corpo di Vincenzo, giorni prima Ciro Guarente aveva preso in fitto il garage di Ponticelli dove è poi stato ritrovato solo parte del corpo di Vincenzo Ruggiero.

Dopo accurate indagini, “inchiesta tecnica”, dai Carabinieri di Aversa  in questo garage, sottostante ad un edificio di edilizia popolare, e adiacente ad un autolavaggio, in via Scarpetta nella zona di Ponticelli, quartiere di Napoli Est, il corpo di Vincenzo era stato ritrovato fatto a pezzi, cosparso di acido cloridrico e interrato nel cemento.

Ad oggi, altri parti del copro di Vincenzo, parte dell’avambraccio sinistro e della testa, non sono stati ancora ritrovati.

In un ulteriore scavo fatto nello stesso garage alla ricerca delle parti non ancora ritrovate, dieci giorni fa, sarebbero stati repertati alcuni grossi frammenti di cemento, che saranno esaminati per verificare se all’interno ci sono tracce del corpo della vittima, si spera, comunque, possano essere le parti del corpo mancanti.

Ed è, quindi, con assoluta lucidità mentale ed in modo largamente premeditato che Ciro Guarente si era procurato anche il necessario (acido cloridrico, motosega, …) per poter procedere nel suo agghiacciante delitto, nell’occultamento del corpo del povero Vincenzo.

In più la richiesta al Tribunale del Riesame viene fatta pochi giorni dopo che, mercoledì 30 agosto, l’antropologo forense incaricato dalla Procura, Maurizio Cusimano avrebbe scoperto ulteriori resti umani – molti frammenti ossei – in un pozzo accanto al garage di via Scarpetta a Ponticelli. La scoperta di questo pozzo avrebbe testimoniato un massacro da incubo.

Il pozzo, si trova in uno stanzone,  in cui ci sarebbe stata un’altra agghiacciante fase per l’occultamento del corpo della vittima. In base a questo nuovo sopralluogo nel pozzo chiuso da una botola sarebbe stato trovato di tutto. Al di sotto della botola, c’è una camera d’aria che sarebbe stata  trovata piena di liquidi e sangue della vittima. In base a questi ritrovamenti, secondo la nuova ricostruzione dopo aver fatto a pezzi e massacrato il corpo di Vincenzo, Ciro Guarente avrebbe usato quella stanza per far colare i resti dai liquidi e sangue della vittima.

È atroce, è aberrante, ma sembra proprio questo il reale scenario  messo in atto dall’assassino: “prima di provare a seppellire nella calce viva i resti del corpo, Guarente avrebbe raccolto i pezzi, messi in tre sacchetti neri bucherellati e posizionati sulla botola per far scorrere il sangue”.

Circostanze che giocano a sfavore di Guarente e confermerebbero la sua “capacità di intendere e di volere”.

Si spera, comunque, che questi ritrovamenti, se confermati,  possano consentire  alle indagini di procedere più spedite.

Lo scheletro di Vincenzo Ruggiero potrebbe, finalmente, essere ricomposto e analizzato dai medici forensi per capire quali traumi avrebbe subito e portare alla luce tutta la verità. E non è tutto, oltre all’invidia di Guarene nei confronti di Vincenzo,  il nuovo movente di questo sadico omicidio sarebbe da imputare ad una nuova pista, quella economica: Guarente, avrebbe voluto indietro dei soldi prestati alla vittima.

Quindi, se anche quest’ultima ipotesi del movente venisse confermata sarebbe l’ulteriore, ma non necessaria, prova della sadica lucidità con cui razionalmente Ciro Guarente avrebbe sempre agito. Già è noto, che gli inquirenti, così come tutti quelli che conoscevano Vincenzo, non abbiano mai creduto alla storia della gelosia inventata solo per trovare un’attenuante per discolparsi.

Ora Ciro vorrebbe tornare in libertà, o al massimo punta ai domiciliari, il tutto senza che il corpo della vittima, sia stato ritrovato del tutto, sono ancora in corso le indagini e i sopralluoghi dei periti della Procura di Napoli Nord, detentrice del caso, e del perito della famiglia Ruggiero, la dottoressa Sansone, che stanno ricostruendo, dinamiche, spostamenti e tracce, dei movimenti di Guarente e dei sui presunti complici.

Inoltre, Guarente dal giorno dell’arresto e dopo la falsa confessione, dopo aver riferito dettagli che non corrispondevano al vero come riscontrato dagli inquirenti, non ha mai più risposto alle domande degli inquirenti, del Gip Raffaele Coppola e dei pm  Francesco Greco e Vittoria Petronella del Tribunale di Napoli Nord, si è avvalso della facoltà di non rispondere, non hai mai avuto intenzione di collaborare per chiarire cosa sia accaduto o i veri motivi dell’atroce omicidio e, ancor più, non ha mai mostrato pentimento.

Ciro Guarente decise già di non parlare durante i primi interrogatori: “Sono i comportamenti di un narcisista alla ricerca di approvazione – è il commento della criminologa che assiste la famiglia, Alessandra Sansone – il quadro psicologico dell’arrestato, per me è piuttosto completo e investe un aspetto piuttosto diffuso nella nostra società, l’insostenibile leggerezza dell’apparire”. Intanto, sono stati estratti i dati dallo smartphone di Guarente che gli inquirenti dovranno analizzare, si tratta di una grande mole di informazioni, da cui potrebbero estrapolare informazioni rilevanti per aiutare a ricostruire la dinamica dell’omicidio e per fare luce sui contatti con altri presunti complici.

A queste domande dovranno rispondere chi di competenza, quello che è certo che i familiari, gli amici e tutti i cittadini chiedono giustizia per questo omicidio ingiusto e inumano.

Dalla dolorosa e tragica scomparsa di Vincenzo Ruggiero ucciso con atroce freddezza e senza il minimo risentimento sono innumerevoli i colpi di scena che si sono susseguiti, giorno dopo giorno, ed hanno attanagliato e sconvolto la sensibilità di quanti lo conoscevano ed amavano e di quanti, attraverso le testimonianze e i ricordi a lui legati, lo hanno comunque amato.

Nel ricordo e nelle testimonianze di chi lo conosceva Vincenzo era un puro di cuore, era un ragazzo di buoni sentimenti, ingenuo, che provava amore puro ed universale per il prossimo ed era facile, spontaneo ricambiare la sua capacita di amare.

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