Omicidio Vincenzo Ruggiero, ritirata richiesta scarcerazione Guarente

by Matilde Donnarumma
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Giornata importante quella del 4 settembre che ha visto, presso il Tribunale del Riesame di Napoli, presso l’aula 215 innanzi al Collegio B, l’avvocato Dario Cuomo, difensore di Ciro Guarente accusato dell’omicidio di Vincenzo Ruggero, ritirare la richiesta di scarcerazione del suo assistito.

La richiesta al tribunale del Riesame era stata fatta pochi giorni fa, il 31 agosto, dal suo avvocato difensore: il legale di Guarente avrebbe chiesto la scarcerazione per il suo assistito, o in alternativa gli arresti domiciliari.

Ciro Guarente, indagato per l’agghiacciante assassinio del giovane Vincenzo Ruggiero è accusato di omicidio premeditato, occultamento e distruzione di cadavere.

I motivi di questo cambio di linea difensiva non sono stati ancora resi noti. Ma, di sicuro, l’impianto accusatorio era troppo consistente e senza la minima traccia di attenuanti su cui poter far leva.

In più, Ciro Guarente non ha mai voluto parlare e non avrebbe mai avuto realmente intenzione di raccontare la verità ed ancor più indicare dove sono finiti parte dell’avambraccio sinistro e della testa del corpo di Vincenzo.

Ma, visto il modus operandi del Guarente, la lucidità mentale nel portare a termine ciò che avrebbe largamente premeditato, verrebbe piuttosto da chiedersi quali siano stati, invece, i motivi e quale linea difensiva intendeva intraprendere l’avvocato Dario Cuomo quando ha richiesto un’udienza per la scarcerazione.

Ciro Guarente, quindi, proseguirà in carcere i suoi giorni di assoluto silenzio di cui gli inquirenti non si preoccupano poi più tanto: “la verità verrà alla luce dalle indagini”.

vincenzo ruggiero

Vincenzo Ruggiero

Le indagini degli inquirenti

Un particolare, quello del suo silenzio, quindi, che non preoccupa l’accusa che, dal momento della confessione dello scorso mese di luglio, ha raccolto prove sufficienti per la ricostruzione delle fasi dell’agghiacciante omicidio.

Le uniche cose che ammise la notte del 28 luglio, notte in cui fu arrestato incastrato dai tabulati telefonici e dal video estrapolato dalla registrazione di una telecamera di sorveglianza, erano solo dichiarazioni atte ad attenuare la sua posizione e a coprire le vere motivazioni di questo che, poi grazie alle indagini, si è scoperto il più agghiacciante degli omicidi.

Quella notte, Guarente non ha fatto altro che raccontare solo ciò che avrebbe potuto attenuare la sua posizione in futuro.

Un esempio? Durante l’interrogatorio, quando si vide costretto ad ammettere in base alle prove una minuscola parte dell’accaduto, interrogatorio in cui, tra l’altro, pianse a piene lacrime dicendosi distrutto e dispiaciuto, parlando del suo arruolamento in Marina militare con il procuratore Francesco Greco ammise: “è l’unico momento della mia vita in cui ho maneggiato un’arma”.

Alla luce delle indagini che hanno portato a scoprire che Ciro Guarente ha sparato due colpi di pistola calibro 7,65 al petto del povero Vincenzo c’è da chiedersi se questa sua dichiarazione spontanea, un’ulteriore menzogna, non fosse dettata dalla sua cattiva fede nella speranza di allontanare da lui ogni possibile coinvolgimento futuro.

Ma, gli inquirenti, dal primo istante, non hanno mai creduto alle sue dichiarazione come non hanno mai creduto alle sue lacrime.

Solo le indagini, fin’ora compiute con l’ausilio dei migliori esperti, e che continuano senza sosta, hanno portato a scoprire parte della verità:

– indagini del procuratore di Napoli Nord Francesco Greco che ha avuto il compito di fare chiarezza sull’intricata vicenda;

– del pm Vittoria Petronella;

– dell“inchiesta tecnica”, svolta dai Carabinieri del reparto Territoriale di Aversa (Caserta) che ha portato al ritrovamento del corpo del povero Vincenzo nel garage di Ponticelli;

– del maggiore dei carabinieri Antonio Forte e del tenente Flavio Annunziata, che tra l’altro mostrarono le immagini della telecamera al Guarente durante l’interrogatorio e, che hanno svolto indagini sull’arma del delitto;

– le indagini del Ris (la scientifica dell’Arma) che nel garage di Ponticelli trovò altre parti del corpo di Vincenzo;

– del medico Antonio Palmieri e dal tecnico Carmine Testa – indicati dallo stesso procuratore Francesco Greco con il compito di eseguire l’esame esterno del cadavere e l’ispezione del telefono cellulare dell’assassino;

– del pool di super periti che ha il compito di ricostruire l’esatta dinamica di questo delitto: del perito balistico Claudio De Matthaeis; l’antropologo forense Maurizio Cusimano, per il prelievo del Dna; e dello scienziato Ciro Di Nunzio.

La ricerca per la ricostruzione del corpo di Vincenzo

Nel frattempo, si procede al DNA dei frammenti ossei umani trovati il 30 agosto, dall’antropologo forense Maurizio Cusimano nel pozzo accanto al garage di Ponticelli.

Al corpo, quindi, mancano ancora parte dell’avambraccio sinistro e della testa, ma, grazie agli ultimissimi sopralluoghi fatti nel garage di Ponticelli, sono stati repertati anche alcuni grossi frammenti di cemento che saranno esaminati per verificare se all’interno ci sono tracce del corpo della vittima.

Si spera, comunque, che questo ritrovamento, se confermato,  possa consentire  alle indagini di procedere più spedite.

Il corpo di Vincenzo Ruggiero potrebbe, finalmente, essere ricomposto e analizzato dai medici forensi per capire quali traumi avrebbe subito e portare alla luce tutta la verità.

Vincenzo Ruggiero (foto Facebook)

Il dolore della famiglia

Perché, in tutta questa vicenda, la cosa più atroce è comunque l’incapacità di poter dare alla famiglia di Vincenzo Ruggiero, chiamato dagli amici Vincy, la possibilità di poter avere la libertà di poter piangere in pace e sfogare il proprio dolore. Si, perché tutti abbiamo bisogno ed abbiamo il diritto di poter piangere in pace la perdita delle persone amate, anche per chi crede che sono passate in una dimensione migliore.

La mamma di Vincy ancora non ha avuto la possibilità di elaborare il suo lutto. A livello psicologico, anche in casi di perdite di persone care in situazioni ordinarie, le fasi di elaborazione di un lutto sono tante e difficili da elaborare. La perdita di un figlio, poi, è un evento vissuto come “contro natura”.

La mamma di Vincy, Maria Esposito, sta ancora aspettando non solo di conoscere tutta la verità, non solo che giustizia sia fatta, ma anche che l’intero corpo di suo figlio venga ritrovato per poter procedere alla funzione religiosa per le onoranze funebri. In un suo sfogo, durante la fiaccolata fatta a Ponticelli, affermava: “non vedo l’ora che la testa di mio figlio venga ritrovata, che il resto del corpo di mio figlio venga ritrovato perché io mio figlio lo voglio tutto e non solo una parte perché io, dopo le esequie, me lo porto a casa”.

Si spera tanto che venga fatta chiarezza al più presto e che tutte le persone anche lontanamente coinvolte siano smascherate agli occhi di tutti.

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