“No tinc por”: l’attentato di Barcellona e la risposta dei catalani

by Matilde Donnarumma
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Il giorno dopo l’attentato del 17 agosto la popolazione di Barcellona, migliaia di cittadini si sono riuniti attorno a Re Felipe VI, al premier Mariano Rajoy e al presidente catalano Carles Puigdemont in Plaza Catalunya, cuore della città catalana, per un minuto di silenzio e fiori sulle strade in omaggio alle vittime degli attentati di Barcellona e di Cambrils.

All’omaggio hanno partecipato oltre al sindaco di Barcellona Ada Colau i leader di tutti i principali partiti spagnoli. Dopo il minuto di silenzio la folla si è sciolta in un lungo applauso, fra grida di “no tinc por“, “non ho paura”, in catalano. Si tratta della prima di una serie di manifestazioni che si sono tenute dove un furgone impazzito ha seminato terrore e morte, sulla Rambla, che ha visto scendere in piazza chiunque, anche la comunità musulmana.

Questo è lo spirito del popolo catalano.

Il racconto di una catalana

Bea Giggly, una ragazza laureanda in psicologia all’università di Caserta, membro dell’Erasmus, non era al centro di Barcellona al momento dell’attentato, ha raccontato: “mi sono sentita male al solo pensiero che fino ad una settimana e mezza prima le mie amiche italiane tutti i giorni passeggiavano sulla Rambla”.

“Era molto facile trovarsi là, lì ci sono tutti i negozi, – ed ha aggiunto – non sono riuscita a vedere le immagini perché non ce la facevo”. Ma, pensandoci ha affermato: “Io non ho vissuto da vicino la tragedia, ma ti viene la pelle d’oca perché qualsiasi persona poteva trovarsi lì, perché è un sito frequentatissimo, non solo turisti, non solo spagnoli, persone di ogni nazionalità, a qualsiasi ora del giorno, tutti i giorni, è sempre pieno di persone, è una zona frequentatissima, ma, la cosa che mi ha sorpreso di più è che, il giorno dopo, non è sparita la quantità di gente che frequenta la Rambla, il transito delle infinità di persone è continuato incessante come al solito”.

Quindi, il terrorismo non è riuscito ad instillare la paura, in questo il popolo di Barcellona ha molto da insegnare.  A proposito di Barcellona, Bea dice: “Barcellona è una città cosmopolita, multiculturale, ci sta di tutto; ci vivono gli arabi; ci vivono i cinesi; ci vivono le persone di colore; ci vivono i catalani; …; ci vivono le persone provenienti da altri posti della Spagna che si sono trasferiti a Barcellona per cercare migliori opportunità economiche perché dai posti dove provenivano, non c’era lavoro, non c’era niente; ci sono persone che vengono dall’Andalusia; la catalogna è la casa di tutti quanti, la casa di tutti quelli che vengono qui; ci sono tantissimi italiani, ma proprio tantissimi che vivono qua, che hanno anche tantissimi negozi; è un colpo per tutti, per tutti, per i turisti, per chi abita qua, per tutti, perché Barcellona è come – e qui Bea fa una pausa con un lungo sospiro – la città, come dire… della compenetrazione, della coabitazione”.

L’uccisione di Younes Abouyaaqoub

Si è conclusa nel più drammatico dei modi la fuga di Younes Abouyaaqoub, l’uomo della cellula terroristica fuggito a piedi poco dopo la strage della Rambla, responsabile dell’omicidio di Pau Perez, a cui avrebbe sottratto l’auto con cui aveva forzato un posto di blocco. Perez è stato trovato morto nell’abitacolo della vettura che è stata successivamente abbandonata.

Abouyaaquoub, 22 anni, marocchino, era alla guida del furgone che ha falciato i turisti sulla Rambla. Sarebbe l’ultimo membro della cellula dei “jihadisti ragazzini” che era rimasto a piede libero.

La cellula jihadista che ha colpito la capitale catalana si sarebbe organizzata nella cittadina di Mrirt. I giovanissimi terroristi dietro l’attentato sulla Rambla di Barcellona — che hanno ucciso 14 persone e ferite oltre 130 — vivevano nella cittadina di Ripoll, nei Pirenei. Una cellula composta da 12 o 13 persone che qui hanno pianificato la strage. L’origine del piano verrebbe da oltre i confini spagnoli, in Marocco. Del gruppo jihadista di Ripoll cinque sono morti a Cambrils giovedì notte, quattro sono stati arrestati a Ripoll, tre sono morti nell’esplosione di Alcanar avvenuta mercoledì notte; all’appello mancava solo Younes Abouaaqoub, fratello di Houssaine e conducente del furgone-killer sulla Rambla, ucciso a Sant Sadurnì, a nord ovest di Barcellona.

La segnalazione, spiegano fonti di polizia spagnola, è arrivata da una donna insospettita da Younes.

Il bilancio delle vittime

Giovedì 17 agosto il furgone che ha investito la folla che passeggiava sulla Rambla di Barcellona, poco dopo le 17.00 ha stroncato 14 vite. Il ministro degli Interni catalano, Joaquim Font, ha comunicato che, a seguito degli attentati di Barcellona e Cambrils, il bilancio ufficiale è di 15 vittime. Sono ancora 51, invece, i ricoverati negli ospedali della città catalana dopo l’attacco e 15 di loro sono in gravi condizioni. Le persone rimaste ferite nell’attentato sono 130.
Tra le vittime, tre italiani, uno statunitense, un canadese, tre spagnoli, un portoghese, tre tedeschi, una belga e un australiano. Due bambini, il piccolo Julian — sette anni, inizialmente si pensava si fosse salvato poi la conferma della morte — e Xavi, di tre anni.

Gli italiani sono il 25enne Luca Russo, il 35enne Bruno Gulotta e Carmen Lopardo, 80enne, residente da più di 60 in Argentina.

Bruno Gulotta, Luca Russo, Julian

Una delle vittime di Barcellona, Bruno Gulotta, al momento dell’attentato passeggiava con la moglie e i suoi due figli per la Rambla, passeggiava tenendo il figlio per mano, in quel terribile istante è stata la moglie a salvare il figlio che altrimenti sarebbe stato travolto.

Bruno Gulotta, 35 anni di Legnano, era responsabile marketing e vendite di Tom’s Hardware. Sui sociali i colleghi lo ricordano affettuosamente: “Era un amico, un padre e un collega. Era una delle colonne di Tom’s Hardware, un punto di riferimento per tutti. Ci mancherà tutto di lui. Un grande abbraccio a Martina e ai piccoli”.

Luca Russo, l’altra vittima italiana, era un giovane ingegnere di 25 anni, era residente a Bassano del Grappa ma originario di Marostica. Laureatosi lo scorso anno all’Università di Padova, Russo lavorava per un’azienda di Carmignano del Brenta, nel padovano.

Purtroppo c’è anche il piccolo Julian Cadman tra le vittime dell’attentato alla Rambla a Barcellona, il piccolo australiano inizialmente dato per disperso. La sua foto col suo visino sorridente, scattata proprio poco prima dell’attacco, ha fatto sperare tutti che fosse ancora vivo.

Il terrore continua: l’attentato sventato in Libano

Non solo l’attacco di Turku in Finalndia: in Libano, da poche ore, sarebbe stato sventato un ultimo attentato, questa volta aereo. Si tratta di un volo della Emirates partito dall’Australia e diretto ad Abu Dhabi, dove sarebbe stata utilizzata una barbie-bomba. Il ministro dell’Interno libanese, Nouhad Al Mashnouq, ha detto che l’attacco è stato evitato grazie all’attività investigativa dell’intelligence di Beirut in collaborazione con le forze dell’ordine australiane. Non è ancora stato chiarito quando sarebbe stato scoperto il piano di attacco. L’attentatore è un cittadino libanese che aveva pianificato un attacco suicida.

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