La strage di Las Vegas e le surreali rivendicazioni dell’Isis

by Regina Claudia Chiodi
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Massacro a Las Vegas: 59 persone morte e più di 500 feriti è il tragico resoconto della sparatoria avvenuta durante un concerto di Jason Aldean domenica notte.

Un uomo ha improvvisamente aperto il fuoco sulla folla che assisteva ad un concerto in occasione del festival country in Las Vegas dal 32° piano del Mandalay Bay hotel nella notte di domenica sera. L’attentato è uno dei più cruenti della storia americana riportando più vittime dell’attentato al Pulse nightclub di Orlando del giugno 2016.

L’uomo che ha sparato è stato trovato morto dalla polizia locale ed è stato identificato come Stephen Paddock, 64 anni.

Nella sua camera d’hotel, prenotata il 28 settembre, sono state ritrovate più di 10 armi, anche se il fratello stupito afferma che “non aveva alcun background militare”.

Dagli ultimi aggiornamenti, le autorità locali sono giunte alla casa del sospetto in Mesquite, Nevada, dove hanno ritrovato numerose armi da fuoco, esplosivi e migliaia di munizioni, sebbene non si trovi alcun elemento che possa collegare il sospettato al terrorismo internazionale o che possa collocarlo in qualche gruppo politico o religioso estremista. Al momento, infatti, lo sceriffo Lombardo afferma che non è stato trovato ancora nulla a motivazione di tale efferato attacco.

La sparatoria è cominciata durante la performance della star di musica country Jason Aldean quando 22,000 persone nella folla hanno cominciato a disperdersi, a scappare, la musica si è interrotta ed un’altra scarica di colpi ha avuto inizio costringendo i musicisti a scappare. Molte persone hanno trovato rifugio nei vicini motel, garage e parcheggi

Il Mandalay Bay hotel si trova vicino alla Route 91 luogo per l’Harvest country music festival sulla Las Vegas strip. Le persone che sono riuscite a scappare raccontano che stavano guardando le ultime performance di domenica notte, quando hanno improvvisamente visto dei flash provenienti dai piani superiori dell’hotel con dei suoni acuti presumibilmente provenienti da un’arma automatica.

La polizia ha inizialmente identificato come persona informata dei fatti la compagna di stanza del signore Paddock, la sessantaduenne australiana Marilou Danley, ma pare fosse fuori dal paese al momento dell’attentato, per tale motivo è stata considerata estranea ai fatti.

Dalla casa Bianca il presidente Trump definisce l’attacco “un atto di puro male”, non ha parlato della possibili cause ma ha detto che sia la polizia locale quanto quella federale aggiorneranno sulle novità. Non ha neppure parlato di nuove misure di controllo sul possesso di armi o altre azioni per far fronte all’ epidemia di sparatorie di massa che riguarda gli Stati uniti.

“L’America si stringa in un unico abbraccio, così come è sempre stato” afferma il presidente Trump “facciamo appello ai legami che ci uniscono: la nostra fede, la nostra famiglia e i nostri valori condivisi”.

Il presidente Trump visiterà Las Vegas mercoledì ed ha ordinato che le bandiere degli edifici governativi siano a mezza asta.

Le irreali rivendicazioni

Sebbene le autorità procedano con cautela sui possibili moventi e l’assassino non sembra aver mai avuto legami con gruppi estremisti, lo stato islamico pare abbia rivendicato il massacro sostenendo che il pensionato Paddock fosse un soldato del Califfato convertitosi qualche mese fa all’Islam. La rivendicazione pare sia giunta dall’agenzia stampa del Califfato, Amaq, usando le stesse parole degli accoltellamenti di Marsiglia.

La rivendicazione appare però anomala in quanto non accompagnata né da nomi, fotografie, né video.

Sembra probabile la teoria secondo la quale l’Isis – non potendo più contare su soldati diretti – sfrutti in termini di propaganda ogni attacco rivolto alla comunità occidentale.

In uno degli ultimi messaggi audio, risalente al 2016, infatti, il portavoce dell’Isis Abu Muhammad al-Adnani aveva invitato tutti ad agire con ogni mezzo e modo e per ottenere il “made in Isis” bastava registrare un video messaggio qualche minuto prima del martirio.

Sta di fatto che dal 2001 si assiste alla lunga scia di terrore in Occidente, sia esso frutto del lavoro di gruppi organizzati o di singoli folli spinti da qualsivoglia ragione.

Un terrorismo che cambia forma e aspetto ma che colpisce con immutata crudeltà minando la vita di tutti i giorni. Soltanto nel 2016 gli attacchi sono stati ben 15, il 2017 con quest’ultimo massacro conta già 7 attentati.

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